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giovedì, Settembre 29, 2022
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Alfredo Favero e la “sua” cucina salernitana

Se volete conoscere la storia di Alfredo Favero, leggeteci!

In pieno centro storico Alfredo Favero ha creato con la “Botte pazza” un luogo sincero e accogliente per esaltare la cucina salernitana.

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L’ingresso e un angolo del ristorante “La Botte Pazza” di Alfredo Favero

I punti di forza di Alfredo Favero

Sono davvero tanti i punti di forza su cui conta Alfredo Favero. Ambiente rustico ed allegro. Piatti che seguono le stagioni. Il caldo colore del legno. Inserto di aglio e peperoncino che fanno capolino dalle travi del soffitto. E un’accoglienza che ci mette subito di buon umore e ci coinvolge in un viaggio del gusto che profuma di sapori d’altri tempi.

Potrebbe bastare questo per riassumere in poche righe la filosofia della ristorazione messa a punto da Alfredo Favero. Ma così renderemmo giustizia solo parzialmente alle idee che vengono partorite e poi puntualmente concretizzate al civico 1 di vicolo Giovanni Ruggi d’Aragona.

Qui, infatti, ogni giorno e ormai da più di un decennio, Alfredo e la sua squadra di collaboratori fidati tra i quali in prima linea c’è da sempre la compagna, Roberta Campitiello, celebrano la festa della cucina salernitana.

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La caratteristica fontana da cui Alfredo Favero mesce il vino nel suo locale

Da Alfredo convivialità e prodotti di eccellenza

E’ testardo Alfredo Favero. Ma la convivialità e i prodotti di eccellenza ce lo confermo come lo sconosciamo. Sempre col sorriso sulle labbra. Curioso e disposto a macinare chilometri pur di procurarsi quel prodotto che gli è piaciuto tanto. E la sua vivacità è arricchita da quel brio a metà tra l’ottimismo e l’accoglienza.

Con lui abbiamo giocato insieme da bambini. E andarlo a trovare ci fa tornare indietro con la mente all’infanzia. Siamo cresciuti con gli stessi valori. Le ritirate imposte dai genitori. Le marachelle combinate di nascosto nel cortile col nutrito nugolo di ragazzini che trovavamo subito nostri complici.

Di acqua, da allora, ne è passata sotto i ponti. E, al di là delle mode e dei gusti del momento, ha costruito il suo futuro con grande determinazione e costante voglia di migliorarsi. Per scambiare una chiacchiera con lui bisogna aspettare che il locale si vuoti. Perché, oltre ad accoglierli, si intrattiene volentieri con i suoi ospiti. Con la premura di accompagnarli in un’esperienza che va oltre il cibo.

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La sala al piano superiore del ristorante “La Botte Pazza” di Alfredo Favero

E mentre il cellulare non gli dà tregua, ogni tanto lo vedi che si avvia alla suggestiva fontana che ha sistemato nel locale. Da qui mesce una brocca di vino, e non solo a chi la chiede.

La scritta che campeggia sulle mattonelle di ceramica di Vietri racchiude il suo credo. “L’acqua fa male, il vino fa cantare”. E l’immagine fotografata dei rubinetti che spuntano dalle pareti diventa un leitmotiv costante. E torna in mente ogni volta che pensi a questo luogo. Così come la semplicità con cui vengono compiuti gli affascinanti rituali della ristorazione.

I tavoli sono distribuiti su due livelli ma non all’aperto, per precisa scelta. La modernità e la velocità non sono contemplate. Mattoncini e pietra viva impreziosiscono le pareti. E un bel balcone con i panni stesi dal piano di sopra si affaccia sui commensali.

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Particolari del ristorante “La Botte Pazza” di Alfredo Favero

Da Alfredo Favero c’è aria della Salerno vecchia

Ecco la cornice ideale per respirare l’aria della Salerno vecchia. Alfredo Favero l’ha ricreata con tanti particolari. Oggetti di rame appesi alle pareti. Qualche coloratissima piastrella di ceramica di Vietri al pavimento. Bottiglie di vino alle pareti in pietra viva. E tanto, tantissimo legno.

Tutto comunica istintivamente l’idea della condivisione. Che era una delle caratteristiche peculiari della vecchia Salerno. Nelle corti private delle case, i bambini giocavano fino a tardi. E a sera gli adulti si riunivano per chiacchierare con i vicini. Si assaggiavano le melanzane sott’olio tirate fuori dalle fornitissime dispense casalinghe. Si gustavano su un pezzo di pane casareccio, rigorosamente preparato col lievito madre.

Siamo a poche centinaia di metri dalla Rotonda (oggi piazza Flavio Gioia), altro luogo magico dove un tempo si teneva il mercato del pesce. Dal martedì al sabato sera e la domenica a pranzo si accendono i riflettori sulla tradizione. Quella salernitana e poi campana.

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La sala superiore del ristorante “La Botte Pazza” di Alfredo Favero

Entriamo in una minuscola bottega del gusto. Quello genuino e sincero che ci hanno fatto apprezzare le nostre nonne. Ma senza dimenticare quel tocco di innovazione che non guasta.

I prodotti del territorio sono di grande qualità. Indistintamente se di terra o mare, e tutto è preparato al momento. Una bella novità è che tra La Botte Pazza e il Pazza Marea non c’è più distinzione. L’altro locale di pesce che Alfredo Favero gestisce proprio accanto è stato fuso con il primo. E al massimo ospitano una settantina di persone

Uno chef-amico, Mario Alfano

A guidare le danze in cucina c’è uno chef-amico dell’oste. Mario Alfano si dedica ad entrée, primi, secondi e ovviamente ai dolci. Da artista eclettico quale è, lo chef ha una manualità che lascia incantati. Vanta nello specifico un passato come acconciatore. Poi, però, la passione per la cucina lo ha conquistato. E ha sposato il progetto gastronomico di Alfredo Favero. Con lui collabora da qualche tempo anche Sabino Principe. Biologo originario di Foggia ma da sempre in giro per l’Italia, anche lui ha una grande per la cucina di tradizione.

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Un’altra visuale del ristorante “Botte Pazza” di Alfredo Favero

Oltre a Roberta ed Alfredo, a dare man forte c’è anche la sorella Filomena. Per me è da sempre e per sempre Filena. Anche lei solare come il fratello, col suo stile inappuntabile ma più riservato. E la certezza è ancora una volta l’accoglienza.

“Chi viene da noi alla fine diventa amico nostro. Ci racconta la sua giornata ed è contento di essere qui perché si sente a casa propria. E non ci riferiamo solo ai salernitani. Penso ai ragazzi che frequentano il locale. Ai professionisti. Alle famiglie. Chiunque ci viene a trovare ci dice di star bene e per noi è la più grande soddisfazione”.

*Le foto sono di Maurizio Cuoco

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