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mercoledì, Ottobre 5, 2022
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Pasquale Tarallo e il culto del pescato locale

Vi presentiamo Pasquale Tarallo e il suo culto per il pescato locale!

Agnone Cilento, un accogliente borgo di pescatori e un mare cristallino fortificato dalle scogliere. E’ l’ambiente ideale per conciliare momenti di relax con la buona cucina. Senza dimenticare meravigliose escursioni nell’entroterra del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano.

Pasquale Tarallo e Agnone Cilento

Qui c’è Pasquale Tarallo. E’ l’uomo simbolo di una terra baciata dal sole. Qui l’agricoltura segue ancora i ritmi di madre natura. E i pescatori ancora escono tutti i giorni, ieri come oggi, per far arrivare a tavola un pescato locale di grande qualità.

Pasquale è figlio d’arte. Il papà Giuseppe (Peppe per gli amici) gli ha lasciato in eredità un compito che lui stesso ha sempre perseguito con una passione incrollabile. Valorizzare il Cilento con determinazione in tutte le sue declinazioni. Dal turismo all’enogastronomia. Innanzitutto come primo sindaco verde d’Italia a Montecorice eletto direttamente dai cittadini. Quindi in qualità di presidente del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano.

A lui si è affiancato per decenni il fratello Alfonso nelle tante battaglie portate avanti. E come loro, Pasquale (che è stato anche vicesindaco di Montecorice) ha sempre un sorriso discreto stampato sulla faccia.

Lo contraddistinguono competenza e professionalità. E poi un amore per la propria terra prima ancora che per tutto il Cilento. Insieme ad una grande forza d’animo.

Dal 2016 (in realtà per i precedenti due anni ha lavorato fianco a fianco col fratello Luca) il suo nome è legato al Paisà. Un ristorante con 35 posti all’aperto e 20 al chiuso a pochi metri dal lungomare di Agnone Cilento.

Lo gestisce con la moglie Saria. Lui si occupa dei fornelli. Lei accoglie gli ospiti e li segue, con un’affabilità non comune,– in tutto il loro percorso enogastronomico. Da qualche tempo, poi, c’è anche la possibilità di pernottare nelle camere allestite al piano superiore della struttura.

Quando comincia la storia gastronomica di Pasquale Tarallo?

“Da quando nonna Vetruria, negli anni Settanta, apre un locale dove si offre una cucina tradizionale. Ma, già all’epoca, da lungimirante avanguardista propone il connubio mare e monti. Lei, però, diceva piatto, bosco e mare. E poi ricordo che aveva una dispensa fornitissima, pronta ad esaudire veramente ogni desiderio. Per me è stata un modello a cui ispirarmi”.

Quali sono gli insegnamenti con cui è cresciuto?

“La mia scuola familiare mi ha insegnato il rispetto. Per il territorio, le stagioni e l’ambiente. Sono tre in sostanza i miei imperativi. Territorio, stagionalità e sostenibilità”.

Da avvocato si è innamorato della cucina…

“E mi ci sento benissimo. Noi non proponiamo una cucina tipica né tradizionale. La nostra è un’offerta fortemente legata al territorio. Io la definirei mediterranea. Cson uno sguardo privilegiato rivolto ovviamente al Cilento”.

Da bambino ha vissuto a Como. Qual è il suo paese in realtà?

“Il mio paese è Agnone”.

Ha un motto a cui si ispira?

“Sì, ed è l’obiettivo che perseguiamo. Stare bene a tavola”.

Da anni fa parte dell’Alleanza dei Cuochi Slow Food. Ha tempo per aggiornarsi?

“Io ho ho la maturità classica e ho voluto diplomarmi all’alberghiero. Poi ho frequentato un master sulla Dieta mediterranea. Ma non smetto di curiosare tra prodotti, luoghi e produttori”.

All’inizio ha scommesso sul Paisà con suo fratello Luca?

“Esatto. L’avventura iniziale nasce come luogo di ritrovo per amici. Tutti in vena di gustarsi un aperitivo a pochi metri dal lungomare con musica dal vivo. Lui era ai fornelli, io in sala. Poi si è trasferito Brasile. Così me ne occupo io con mia moglie”.

Come definirebbe oggi il Paisà?

“Un ristorante che focalizza la sua attenzione sulla cucina di mare. E naturalmente sui prodotti del territorio”.

Qui non c’è posto per la fretta, vero?

“Assolutamente no. Ogni fase è seguita da me personalmente. Tutti i giorni mi occupo innanzitutto della spesa dai miei fornitori di fiducia. Che sono innanzitutto i pescatori del porto di Agnone. E poi faccia tappa da tanti amici produttori del Cilento. Solo dopo arrivo in cucina. La sala è affidata a mia moglie Saria che con enorme dedizione si prende cura degli ospiti”.

Cosa le viene in mente se pensa al Paisà?

“A quanto sono fortunato a poter stare qui. Mi fa piacere ricordare che nel vicoletto dove ora c’è il ristorante, un tempo c’erano le case dei pescatori o delle maestranze addette alla manutenzione delle barche. Quelli che si erano specializzati nella tinteggiatura delle reti facevano base nel posto dove sorge il Paisà. E a fianco c’erano le stanze destinate alle salagioni. Altri tempi”.

Ci dice qual è il suo piatto preferito?

“Gli spaghetti d’orto. Una ricetta di mio padre. Si preparava con un battuto a crudo di tredici erbe aromatiche diverse. Poi ci vogliono un po’ di pomodori e olio extravergine di oliva. Semplice e squisita. Un vero piatto della salute”.

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