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martedì, Ottobre 4, 2022
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Pretorio, un agriturismo di qualità

Pretorio non è solo un luogo di eccellenza dell’Irpinia buona a Montemarano ma è un toponimo che indica nel dialetto locale “le anime del purgatorio”. Da questa espressione la famiglia Ricciardi ha tratto il nome del suo agriturismo dove il territorio viene fuori in tutta la sua forza espressiva. Mangiare e dormire qui sarà un’esperienza che non dimenticherete.

Il bianco e la pietra viva degli interni e, soprattutto, un bagno molto curato sono sentori di una grande attenzione per l’ospite. Si è pensato proprio a tutto. Anche a chi deve attendere il proprio turno che può accomodarsi nell’anticamera che precede i lavabi, abbelliti con piante sempre curatissime e fresche. Luisa Ricciardi con il papà Bruno e la mamma Annamaria Cascia sono l’anima di questo buon retiro dove l’accoglienza calorosa vi fa dimenticare i chilometri percorsi.

Il cibo

L’orto fa arrivare direttamente a tavola ortaggi e verdure di stagione e laddove si ha difficoltà a trovare nei campi ci si approvvigiona da produttori locali di fiducia. Dopo una ricca serie di antipasti tra zuppe e minestre varie, i primi sono scanditi da paste fatte in casa: su tutti vi consiglio laine e ceci, ma non potete non provare ravioli, tagliatelle noci e tartufo o con i porcini, la pasta e fagioli in bianco oppure alla maccaronara. Tra i secondi, la scelta è tra agnello con patate, pollo o coniglio alle erbe che assieme al baccalà alla perticaregna con peperoni cruschi riscuotono un grande successo. Ottime anche le trote al cartoccio o al forno come alternativa alla carne. Anche i dolci sono fatti in proprio dai biscotti alle creme, dal pan di spagna alle torte e solo il vostro palato vi potrà indirizzare.

Gli assaggi

La mia guida è Teobaldo Acone e ci hanno fatto assaggiare tanti piatti ma quando ci siamo alzati da tavola non eravamo affatto appesantiti. Dopo una vellulata di funghi e farina bruciata, la pizza di minestra è stato il secondo benvenuto per noi. Il terzo antipasto è stata una crema di patate, fagioli ed origano. La pasta non poteva mancare: maccaronare con sugo. E poi stinco di maiale. Il tutto innaffiato dal vino di Colli di Castelfranci, il Candriano, un rosso strutturato ma che si fa bere molto, molto volentieri.

Gran finale con lo strudel di mele. Ed è stato bello berne un bicchiere con i produttori che ci sono venuti a trovare: Sabino Colucci e il papà sono stati a degustare con noi e ci hanno raccontato della loro avventura. Ed è proprio il figlio ad aver affiancato il genitore nelle redini aziendali: un cambio generazionale – uno dei pochi, a dire il vero – che vedo avvenire con naturalezza. I sapori sono sinceri, genuini, riconoscibili, nitidi e i piatti poco elaborati a testimonianza che per mangiare bene non c’è bisogna di strafare e anche a tavola vince sempre la semplicità.

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