Scopri il futuro delle piccole e medie imprese per Aldo Bonomi!
di Ernesto Pappalardo, direttore Salerno Economy
Il futuro delle piccole e medie imprese del made in Italy? La domanda è semplice. Ma fondamentale per comprendere cosa succederà. Sia nel breve che medio termine. La parola ad Aldo Bonomi. Parliamo del sociologo che nel 1984 ha fondato l’istituto di ricerca Consorzio A.A.S.TER. Che si occupa di dinamiche sociali. Antropologiche. Ed economiche dello sviluppo territoriale. Le piccole e medie imprese sono alle prese col Covid. E con i provvedimenti contenuti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. In seguito, Pnrr.

Bonomi sul futuro delle piccole e medie imprese su “Il Sole 24 ore”
Del futuro delle piccole e medie imprese si dice in “Beni di consumo tra civiltà materiale e crisi ambientale“. L’articolo è in “Microcosmi”, Il Sole 24 Ore. Data 3 giugno 2021.
L’albero delle imprese del made in Italy
“Se guardiamo all’albero delle imprese del made in Italy – scrive l’editorialista – in cima ci sono multinazionali tascabili. Come Ferrero. Un grappolo di medie imprese eccellenti. Per questo spesso imitate e taroccate nel sistema moda-casa-arredamento. Ma è alle radici che occorre guardare. All’agroalimentare di nicchia e di denominazione territoriale patrimonio di biodiversità. Così come alla microfisica dei saperi locali. Che alimentano l’artigianato di qualità che il mondo ci invidia”.
Sostenibilità e green economy
“Il tema della sostenibilità e della green economy è ben presente ai piani alti dell’albero. Basta guardare le loro campagne pubblicitarie. Ma va fatta scendere e deve diventare non selezione. Bensì maturità e crescita del nostro saper fare. Anche nel salto alla sostenibilità nessuno si salva da solo. Lo fa portandosi dietro fornitori o e subfornitori nelle piattaforme. A fare rete ci aiuta l’altra polarità del cambiamento. La digitalizzazione che non è solo tecnologia. Ma modello di strategia di impresa“.

La metafora dei due capitalismi
“Usiamo anche per l’albero delle imprese dei beni di consumo la metafora dei due capitalismi. Quello di sgocciolamento dall’alto o del trascinamento inclusivo. Spero in una stagione di trascinamento inclusivo del nostro made in Italy. Molto dipenderà anche dalle rappresentanze di impresa. Nonché dei lavori nati. Partendo dai territori del nostro capitalismo”.
Il “trascinamento inclusivo“
Il “trascinamento inclusivo” resta il punto centrale. Specie nelle regioni meridionali. Che rischiano di rimanere “appese” a dinamiche più difficoltose.
Quali sono le aziende che entreranno nel flusso interagente con i mercati in crescita?
“Mi interrogo – continua – sul destino del nostro capitalismo di territorio. È l’ossatura diffusa del made in Italy. Che si ritrova nel salto d’epoca. E va verso sostenibilità-green economy-digitale. L’obiettivo è “cogliere le opportunità di inserirsi e utilizzare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza“.
Alimentare, sistema moda, casa, cura e intrattenimento
“Stiamo parlando dell’alimentare. Del sistema moda. Del sistema casa. Della cura e dell’intrattenimento. Che Ibc (Industria beni di consumo) racconta come un aggregato di 32mila imprese. Per 100 miliardi di fatturato. Sono settori – ragiona Bonomi – poco bazzicati (ai tempi del fordismo) da grande impresa. E anche oggi. Nell’epoca dei flussi. Delle economie globali. Degli algoritmi del capitalismo delle reti hard e soft. Flussi che impattano nei territori con Amazon o con normative sul cibo e sul vino. O interrogandoci sul futuro del Salone del Mobile”.
Lo snodo cruciale per le piccole e medie imprese
Ecco finalmente lo snodo cruciale per le piccole e medie imprese. “Anche il Pnrr è un flusso nel suo indicare opportunità e regole. Per ambiente, digitale e reti… Qui siamo.Molto dipenderà da quanto il fare impresa incorporerà innovazione da green economy sostenibile e digitale. Il tutto cogliendo le opportunità del Pnrr. Ma soprattutto dall’avere coscienza di luogo. E un’identità nel fare impresa che colga la metamorfosi e faccia dei beni di consumo, non più settori poco bazzicati. Ma una iper-industrializzazione della vita quotidiana”.

Come dimenticare “che la pandemia ha posto al centro del salto d’epoca il cibo. Poi il vestire. L’abitare. Il corpo. E la socialità? Ricordandoci che quello che decliniamo solo come sistemi produttivi sta dentro l’evoluzione della civiltà materiale di fronte alla crisi ambientale. Il produrre beni di consumo, il racconto del made in Italy si ritrovano al centro dei cambiamenti degli stili di vita. Da qui la necessità di scomporre. E ricomporre il fare sostenibilità”.
Il profilo delle piccole e medie imprese
Per Bonomi è abbastanza netto il profilo delle piccole e medie imprese. La sfida è aperta. “Il salto d’epoca declina la sostenibilità. E mette le imprese nella dialettica tra green economy e green society. Se non incorpora le passioni calde dei nuovi consumattori, la green economy dell’impresa da sola non basta”-.
Ma cosa si intende per consumattori? Gli attori del consumo che fanno tendenza nella crisi ambientale. “La catena del valore del produrre deve incorporare la ragnatela del valore del consumattore. E’ lui che fa e vuole green society. Tematiche sfidanti i nostri distretti e il capitalismo di territorio”.
Se volete leggere altri articoli di economia su Pianeta Gourmet, eccoli:
