Mastroberardino, tre secoli di vino e passione

0
1443
mastroberardino

Scopri l’avvincente storia plurisecolare dei Mastroberardino!

Tradizione, territorio, credibilità, coerenza sono parole che circolano da tempo nell’universo del vino. Ma qui vogliamo scoprire davvero i valori autentici diventati il baluardo della Campania, prima ancora che dell’Italia nel mondo. E riferimento imprescindibile è la famiglia Mastroberardino.

 

mastroberardino
Una foto d’epoca che ritrae la famiglia Mastroberardino

 

La storia degli imprenditori irpini comincia tre secoli fa. E parliamo di uomini che da dieci generazioni hanno fatto del vino molto più che una ragione di vita. Potremmo richiamare qui il concetto giapponese espresso dall’ikigai. Allo scopo di indicare, oltre al senso che ciascuno elegge a motivo principale della propria esistenza, anche e soprattutto quella tensione costante del proprio operato che migliora la qualità di vita anche degli altri.

 

Ecco quindi che l’avventura dei Mastroberardino si intreccia inevitabilmente con quella del proprio territorio di appartenenza. Fino a determinarne un exploit economico e sociale senza precedenti anche per il futuro.

 

mastroberardino
PieroMastroberardino

 

Il racconto di Piero Mastroberardino

Oggi l’erede della più storica casa vitivinicola della Campania è Piero Mastroberardino. È ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Foggia. Ma nutre una smisurata e confidenziale predilezione non comuni per la scrittura di poesie e romanzi. Ad oggi ad oggi ha infatti pubblicato due romanzi, “Umano Errare” e “Giro di Vite”. E due raccolte di poesie, “All’origine dei sensi” e “Frammenti”, quest’ultima in forma di libro d’artista.

 

Immagino, adesso vi starete chiedendo come riesce a seguire le sue inclinazioni. E, per di più, in che modo un economista, al timone di un’azienda come la sua che definire impegnativa è dir poco, si divida tra ricerca e impresa. Ma soprattutto assecondi il proprio estro creativo affinando passioni solo in apparenza discordanti.

 

mastroberardino
Uno scorcio dei vigneti dei Mastroberardino a Montemarano

 

Il tempo è “elastico”

Nessun tentativo di organizzazione del proprio “tempo” che ama definire “una risorsa non fisica ma elastica”. Qui si incontrano diversi mondi. Sinergia culturale la definisce, da sempre, Piero Mastroberardino. Facendo diventare biunivoche la scienza economica con l’anima artistica. Ritagliandosi momenti diversi da dedicare alla produzione scientifica e alla creazione. Col risultato di guadagnare, da ogni esperienza, pause e riprese propedeutiche le une alle altre. Da un lato, quindi, la razionalità del pensiero imprenditoriale che punta alla soluzione dei problemi. Dall’altro, l’attitudine alla ricerca dettata dalla riflessione e dalla concentrazione. E, ancora, la creatività che dà libero sfogo alla fantasia.

 

La sua visione del vino

Piero Mastroberardino ha una modalità tutta sua di intendere ed espletare la propria attività. Resta umile e sempre disponibile a capire e farsi capire. E ha una visione aperta e lungimirante del vino e dell’universo che lo contraddistingue. L’approccio vincente per lui è quello di raccontare i suoi prodotti. In prima persona. È lui a svelare, con un savoir faire d’altri tempi, la sua “vecchia” maniera. Il suo modus è scandito da un dinamismo sapiente e sicuro di sé tutto moderno, che macina letteralmente chilometri anche oltreoceano per proporre l’assaggio di una bottiglia.

 

mastroberardino
Alcune bottiglie Mastroberardino

 

Ogni hobby – ci racconta – è un rifugio dagli altri mondi. Attivo un meccanismo rigenerante tra l’attività imprenditoriale e quella di scrittura. E le considero tutte passioni legate da un solo filo conduttore. Stare bene con me stesso. E il vino, in questo senso, incarna la volontà di lasciare la traccia di chi lo ha pensato e realizzato. Del resto, ogni bottiglia risulta l’elaborazione di un pensiero. Per cui ognuna è riconducibile ad una sensibilità artistica e culturale dove personalità, stile ed impostazione derivano da un sentire che va poi interpretato. Ed è chiara la determinazione a dare valore al passato e a ciò che si vuole lasciare ai propri discendenti esattamente con le stesse opportunità”.

 

Mastroberardino, la prima azienda sostenibile d’Italia

In questo senso va colto l’impegno profuso a guadagnare, tra gli altri, l’ambitissimo riconoscimento come prima azienda italiana totalmente sostenibile dal Ministero dell’Ambiente. In altri termini, salvaguardare quello che abbiamo significa garantire ai nostri successori la stessa base di partenza per le condizioni del proprio sviluppo.

 

mastroberardino
Piero Mastroberardino

 

Stargli dietro non è facile. E lo sanno bene anche le sue due figlie. Entrambe studentesse di Economia, Camilla e Serena si dedicano ai loro mille interessi quotidianamente consapevoli di avere a disposizione un’entusiasmante opportunità da cogliere. La garanzia, in ogni caso, sono sempre le bottiglie che portano il nome dei Mastroberardino nel mondo.

 

Raccontare la loro storia, l’avrete capito, significa analizzare una coerenza che potrebbe apparire inverosimile a chi, invece, come me, non l’ha vissuta in prima persona. Dai banchi dell’università ai taccuini di giornalista. A prendere appunti, a registrare lezioni, a segnare sigle e codici da decifrare poi con calma.

 

mastroberardino
La sala A del MIMA –Museo d’Impresa Mastroberardino Atripalda

 

Il MIMA, Museo d’Impresa Mastroberardino Atripalda

Chi volesse può visionare con i propri occhi le tappe del percorso familiare presso il Mima. L’acronimo, che sta per Museo d’Impresa Mastroberardino Atripalda, in realtà, richiama anche l’emblema distintivo delle insegne della casata. La struttura, inaugurata nel 2019, è ricavata all’interno delle antiche cantine di famiglia. Al civico 75 di via Manfredi è stato creato un continuum unico nello stesso luogo in cui sorgono il quartier generale della sede aziendale e l’archivio storico. E tra queste mura sembra davvero quasi di assistere ai vari passaggi del testimone che nei secoli si sono dati il cambio.

 

Viene fuori forte il ruolo pioneristico della famiglia. Si leggono nomi e date, difficoltà e soluzioni, sconfitte e successi. Si percepiscono le emozioni di quanti, nel corso di trecento anni, hanno superato disavventure e ricucito fratture, anche profonde. La trama in ogni caso resta solida. Chi fa tappa qui percepirà chiari il coraggio e la determinazione con cui, ancora oggi, si portano avanti valori e tradizioni insieme ad idee innovative e spesso controcorrente.

 

Scoprirà che, in base a ricostruzioni storiche, questa famiglia di imprenditori ha sancito la rinascita di un intero territorio. Partirà dal catasto borbonico, a metà Settecento. Da questo archivio risulta che i Mastroberardino si insediarono ad Atripalda per farne la propria base operativa. La battaglia combattuta e vinta per difendere il patrimonio di eccellenze enologiche è attestata da una scrupolosa raccolta di documenti che certificano tantissimi interessanti avvenimenti.

 

mastroberardino
La sala B del MIMA –Museo d’Impresa Mastroberardino Atripalda

 

Dalla documentazione si seguono innanzitutto la storia di famiglia e quella dell’impresa. Ma soprattutto si entra nelle evoluzioni del macrocosmo del vino dal Settecento ad oggi e negli inevitabili intrecci con l’economia mondiale. Si comprende che i Mastroberardino sono stati grandi viaggiatori. E lo testimoniano le numerosissime lettere manoscritte di questi pionieri che giravano il mondo.

 

Si leggono quindi i racconti quotidiani di ciascuno di loro e la narrazione personale di una storia complessa inserita in un’affascinante vicenda multigenerazionale. E come ogni racconto che si rispetti, si rivivono i problemi di successione, i ricambi generazionali, le conseguenti e necessarie riorganizzazioni, il carisma dei discendenti che subentravano e le successive fasi di assestamento.

 

mastroberardino
Uno dei vigneti dei Mastroberardino a Montefusco

 

Una storia che parte dal 1697

Colui da cui tutto ha inizio fu Pietro. Classe 1697 e figlio di Lorenzo, fa parte di una famiglia di agiati proprietari terrieri. E negli archivi è riportata la data precisa dell’acquisto della contrada Li Morti o Morticelli dove è situata l’impresa. Correva l’anno 1747 del regno di Carlo di Borbone.

 

mastroberardino
Altra foto della famiglia Mastroberardino

 

Settecento ed Ottocento

Tra il Settecento e l’Ottocento non si contano gli investimenti agricoli ed immobiliari. E ad inizio del XX secolo al timone subentra Michele. Sotto il Regno delle Due Sicilie si continua la strada tracciata. E si creano le basi per la grande trasformazione attuata da Angelo, bisnonno dell’attuale presidente Piero. È lui che abbandona la logica patrimoniale a favore di quella imprenditoriale. Nominato tra l’altro Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, realizza una seconda cantina. E nel 1878, con la registrazione presso la Camera di Commercio di Avellino, ha l’intuizione di esportare i vini di famiglia prima in Europa e poi in America.

 

Arriviamo al primo snodo strategico. È il 1893. Angelo resta in Irpinia, il fratello si trasferisce in America. L’azienda Mastroberardino diventa un punto di riferimento del panorama nazionale. Angelo si avvale di una sessantina di agenti sul territorio francese per distribuire i vini grazie alla collaborazione del figlio Michele. Oltre che antesignano brand ambassador per i suoi frequentissimi viaggi, comincia a partecipare con i vini di famiglia a concorsi internazionali. E quando il cavaliere muore, Michele ne eredita il timone.

 

mastroberardino
L’ingresso del caveau dei Mastroberardino

 

La prima guerra mondiale

Un nuovo momento difficile arriva con la prima guerra mondiale. Si vive un periodo fisiologico di disorientamento. I fratelli più piccoli di Michele, Sabino e Pasquale, con la mamma Pasqualina fondano una seconda azienda che non avrà vita lunga. Sarà acquistata da Michele che ne sarà alla guida, col fratello Angelo, dal 1916 al 1929. I bilanci sono in aumento costante.

 

Un’avventura singolare che lega il destino dei Mastroberardino a Gabriele D’Annunzio è documentata negli archivi. Anno 1920. Una delle navi dirette in Argentina viene dirottata dai seguaci del poeta durante l’impresa fiumana. Michele scrive all’ambasciatore in Sud America e scopre che lo scrittore si è impossessato del carico. Per recuperare i vini, sarà il nonno di Piero a preoccuparsi del pagamento anche se a destinazione ne arriverà solo la metà delle bottiglie nel frattempo consumate a Fiume dai soldati.

 

Tra Fascismo e libertà

Col Fascismo la crescita non si arresta e negli anni Trenta i vini dei Mastroberardino sbarcano in tutti i continenti. Michele è inarrestabile e la sua visione aziendale si mostra lungimirante. Non passa giorno che la cura per i clienti non sia tra le priorità. Addirittura invia lettere per condividere l’andamento della vendemmia. E va direttamente a far degustare i suoi vini ai vari ristoratori.

 

mastroberardino
La bottaia dei Mastroberardino

 

Col crollo di Wall Street tra Michele e il fratello comincia qualche divergenza di vedute. Il primo punta ad investire approfittando delle opportunità del mercato dopo la Grande Depressione. L’altro vorrebbe mettere in campo strategie difensive. E nel 1932 le loro strade si dividono.

 

Tutto ciò che abbiamo raccontato finora è storia. Come lo è ugualmente la galoppata in solitaria compiuta dopo. Con l’occupazione nazista prima, con il secondo conflitto mondiale poi. E infine con la Liberazione da parte degli alleati. E quando a capo dell’azienda subentra il papà di Piero, Antonio, si riparte da zero. Unico motto: difendere a spada tratta la viticoltura autoctona della zona.

 

La conquista delle Docg campane

La ripresa post bellica rimette in moto l’economia. E nel frattempo si gettano le basi per le storiche Docg campane. Ed è li ad averci narrato le vicende della sua famiglia accogliendoci nel suo studio. È un fiume in piena quando sciorina i suoi ricordi. Dal 1997 assume pieni poteri nella guida del progetto familiare.

 

mastroberardino
Uno altro vigneto dei Mastroberardino a Mirabella Eclano

 

Radici Resort

L’azienda cambia volto. E il vero miracolo è che resta sempre e comunque agricola. Così, su 250 ettari di terreno destinati principalmente alla vitivinicoltura, si pensa anche all’ospitalità. Nel 2006 nasce Radici Resort, una struttura ricettiva che sorge in quel di Mirabella Eclano, al centro dell’area di produzione del Taurasi Docg, il grande vino del sud Italia.

 

In questa tenuta di sessantacinque ettari il silenzio della campagna irpina va a braccetto con i concetti di gusto e benessere. Solo dodici camere dislocate in due strutture, ciascuna con un proprio ristorante. Vista mozzafiato sulla valle circostante tutta ad Agliano, Greco, Fiano e Falanghina. E un appagante percorso delle acque con tepidarium, bagno turco, idroterapia sensoriale, doccia tropicale e scozzese con una curatissima zona relax.

 

Radici Taurasi DOCG 2015 Riserva

 

Del vino, col cuore e con la testa

Si parla tanto di vino. Spesso si aggiungono frasi fatte a un dibattito ripetitivo. A volte si prova semplicemente a dire al consumatore ciò che si ritiene lo stesso voglia sentirsi dire per ottenerne l’approvazione. Eppure il vino è tanto altro.

 

Radici Taurasi DOCG 2017

 

Non è riducibile a mera rappresentazione bucolica, a tratti un po’ naif, con la quale ci si dipinge su un trattore o con le forbici in mano. Neppure può restar relegato entro ambiti di pura tecnica. Quella spinge per altri versi in direzione di una altrettanto scontata omologazione.

 

E allora bisogna fare uno sforzo e salire di un gradino, spostarsi su un piano concettuale che recuperi il senso del rapporto tra l’uomo e il suo ambiente. Dunque non un concetto generico di ambiente, bensì ciò che l’individuo riesce a trarne, grazie alla propria capacità interpretativa, creatività, sensibilità artistica e culturale.

 

Stilèma Taurasi DOCG 2015

 

Questo fa la differenza: la consapevolezza dell’uomo del vino di ciò che intende, ricerca, sente dell’ambiente complesso che trova sintesi in quel piccolo mondo. Ed è il mio principale ruolo nella nostra piccola organizzazione: pensare il vino, declinarne il concetto, per ciascuna tipologia, e provare a realizzarlo in modo da trasmettere quel concetto a chi, nelle parti più sperdute del globo, si troverà, dopo un anno o dopo un secolo, ad aprire e degustare una delle nostre bottiglie.

 

Stilèma Greco di Tufo DOCG

 

Così sono nate in casa Mastroberardino in passato delle icone dell’enologia nazionale, come le denominazioni basilari a DOCG della nostra Irpinia, quali il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo, il Taurasi, e poi più avanti negli anni le loro interpretazioni in forma di cru che portano oggi i nomi di Radici, Novaserra, Naturalis Historia, More Maiorum… Più di recente un altro parto di questa elaborazione concettuale è il progetto Stiléma, articolato su tre vini, ciascuno espressione di una delle tre menzionate DOCG.

 

I bianchi del progetto Stiléma, Fiano di Avellino Riserva e Greco di Tufo Riserva, sono una rivisitazione alla luce delle tecniche attuali dei concetti dei grandi bianchi da lungo affinamento che mio padre, Antonio Mastroberardino, rese famosi nel mondo. Sono il frutto di un periodo di 24 mesi circa di affinamento in torbido prima di accedere alla fase di imbottigliamento, per poi restare a riposare in bottiglia almeno per un periodo altrettanto lungo e poi essere presentati al pubblico, con una straordinaria capacità di espressione di maturità e freschezza insieme.

 

Stilèma Fiano di Avellino DOCG

 

Il rosso del progetto Stiléma è, manco a dirlo, un Taurasi Riserva. Anche in questo caso rievochiamo una impostazione stilistica cara al percorso professionale di mio padre, in particolare ai leggendari Taurasi degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, di enorme complessità eppure più agili e leggiadri rispetto agli schemi estetici in voga nei decenni successivi e fino ai giorni nostri.

 

La capacità di lettura di ciò che avviene attorno agli uomini del vino, la sua traduzione in una linea stilistica, la coerenza con i solchi tracciati dalle generazioni antecedenti, il desiderio di dare il massimo in termini qualitativi riempiendo al tempo stesso il bicchiere di argomenti, di pensiero atto a far da preludio alla fase edonistica, lo spazio alla creatività nel rispetto dei vincoli del proprio ambiente… Questo, in sintesi, ciò che chiedo a me stesso. E al mio lavoro quotidiano.

Parola di Piero Mastroberardino

 

*Foto per gentile concessione della famiglia Mastroberardino