Storia della pizza, patrimonio dell’umanità

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storia della pizza

Scopri qui la storia della pizza italiana!

Parlare della storia della pizza significa fare un regalo grande. A tutti noi, nessuno escluso. Al di là di qualsivoglia vincolo o gusto personale, non esiste persona al mondo che non ama miss pizza. E lo facciamo oggi che si celebra il World Pizza Day! Al forno a legna o fritta, con o senza pomodoro, con verdure o formaggi, stiamo ragionando di un piatto che non ha eguali in nessuna parte del globo. Nonostante imitazioni e copie più o meno riuscite, per mangiarne una eccellente che ci fa leccare i baffi, dobbiamo restare in Italia, e ancor meglio se in Campania.

 

pizza day

Le origini della storia della pizza

Dopo la scoperta del fuoco, per l’invenzione di questo capolavoro culinario il passo è breve. Ci si chiede spesso se la storia della pizza abbia origini orientali. Infatti, sono stati gli Egiziani ad inventare il lievito che resta, insieme alla farina e l’acqua, l’ingrediente fondamentale di questa preparazione. In realtà, col fuoco l’uomo comprende che può cuocere sulla pietra impasti di cereali tostati e macinati. Grazie poi al popolo dei faraoni la storia della pizza diventa in discesa. Con la lievitazione gli impasti di cereali schiacciati o macinati diventano, dopo la cottura, morbidi, leggeri, più gustosi e digeribili. E così si diffonde il pane.

 

L’interpretazione dei Romani

Nell’antica Roma, i contadini mescolano diversi tipi di farro creando la farina. Non a caso il suo nome deriva da “far”, che in latino vuol dire proprio farro. Sono imbattibili ad impastare frumento macinato con acqua, erbe aromatiche e sale. Poi sistemano questa sorta di focaccia rotonda a cuocere sul focolare, al calore della cenere.

 

storia della pizza

La pizza nel Medioevo

È nel periodo di mezzo tra l’evo antico e quello moderno che fa capolino per la prima volta il termine pizza. E la storia della pizza comincia ad avere testimonianze certe. Uno dei primi documenti ufficiali che riporta questa parola è datato 1195 ed è stato redatto a Penne, in Abruzzo. Ci sono poi quelli della Curia Romana del Trecento. Qui si parla di pizis e pissas con riferimento ad alcuni tipici prodotti da forno di quel periodo, nel centro-sud della penisola. Abruzzo e Molise su tutti. Di Napoli non c’è ancora traccia.

 

La Campania e la storia della pizza

Facciamo finalmente tappa nella città del Vesuvio. Siamo nel 1535. Nella sua “Descrizione dei luoghi antichi di Napoli”, il poeta e saggista Benedetto Di Falco scrive che la “focaccia in Napoletano è detta pizza”. Così diventa ufficiale. Dalle nostre parti, in realtà, l’evoluzione di questo piatto non si è mai fermata. E la tradizione neanche. Innanzitutto con la schiacciata di farina di frumento impastata e condita con aglio, strutto e sale grosso che da sempre ha conquistato tutto il Meridione.

 

pizza

 

In poco tempo, però, l’olio d’oliva prende il posto dello strutto. Si aggiunge il formaggio e ricompaiono le erbe aromatiche. Arriviamo agli albori del XVII secolo e fa la sua apparizione una ricetta dal maestoso profumo di basilico. È la pizzaalla Mastunicola”. Quindi con il pomodoro il gioco è fatto. Con la scoperta dell’America, poi, arriva anche da noi la salsa e tutto prende un sapore diverso. L’intuizione di utilizzarlo sulla pizza, anche senza mozzarella, rappresenta una svolta. Tanto che a gustarla volentieri sono anche baroni, principi e regnanti e finisce sulle tavolate dei Borboni.

 

A Napoli la storia della pizza si ferma

La prima ricetta della pizza come la conosciamo oggi è riportata in un trattato dato alle stampe a Napoli nel 1858. La città era la capitale del Regno delle Due Sicilie e Francesco De Bourcard in “Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti” cita una sorta di primordiale pizza Margherita, con mozzarella e basilico.

 

pizza cornicione

 

Il pomodoro, però, è ancora opzionale. Per i condimenti si può usare “quel che vi viene in testa”. Ma a fine Ottocento la pizza col pomodoro e mozzarella arriva addirittura in America grazie ai nostri connazionali che emigrano a New York. È il tempo della sua approvazione ufficiale nel 1889. In occasione della visita a Napoli dei sovrani d’Italia, re Umberto I e regina Margherita vengono accolti da Raffaele Esposito, il miglior pizzaiolo dell’epoca che realizzò per loro tre pizze classiche: la Mastunicola (strutto, formaggio, basilico), la Marinara (pomodoro, aglio, olio, origano) e la pizza pomodoro e mozzarella (pomodoro, olio, mozzarella, origano), realizzata proprio in onore della regina richiamando, nei colori, il tricolore italiano. La sovrana ne apprezzò così tanto il gusto che il pizzaiolo diede il nome della regina alla sua creazione culinaria.

 

*Foto IStock