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giovedì, Settembre 29, 2022
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Terre d’Aione, vignaioli a Tufo dal 1867

Dire Terre d’Aione significa dire Carpenito. E viceversa. Vignaioli dal 1867, da quando Pellegrino, il trisavolo di Angelo, l’attuale proprietario, coltivava con caparbietà la terra irpina per ricavare il vino riservandolo alla sua famiglia e a qualche amico. La passione è quella di sempre ed è la stessa della moglie Lia e dei due cognati Raffaele e Angela che gestiscono con lui l’azienda; la zona, poi, non poteva essere migliore: Tufo, vale a dire il paese del Greco (Denominazione di Origine Controllata e Garantita dal 2003), quell’antico e fenomenale vitigno che per la sua prelibatezza veniva versato solo una volta nei banchetti e arrivò grazie ai Pelasgi dalla Tessaglia proprio qui, dove ci sono le vigne impiantate anche a Fiano, Falanghina e Aglianico da cui si ricava ovviamente il Taurasi.

A fare di questa zona un’area privilegiata, vocata da secoli alla produzione di vini di eccellenza, influiscono chiaramente altri fattori: l’esposizione, la posizione collinare, l’altitudine compresa tra i 450 e 550 metri sul livello del mare, i ceppi che contano oltre 40 anni di vita e, soprattutto, i terreni ricchi di minerali tra cui, in particolare, lo zolfo. “Custodire e coltivare il nostro territorio è il nostro obiettivo da sempre – spiega Angelo Carpenito, titolare di Terre d’Aione – e con grandi sacrifici siamo riusciti a mettere su tutto facendo diventare realtà un sogno che dura da 150 anni e che è stato prima dei miei avi, poi di mio padre prima e adesso di noi tutti. Io e mia moglie abbiamo unito le proprietà per dar vita all’azienda e a piccoli passi siamo riusciti a guadagnarci un nostro spazio nel panorama vitivinicolo regionale coniugando sempre la tradizione con le innovazioni tecnologiche e il rispetto per l’ambiente”.

L’azienda Terre d’Aione si estende su 12 ettari, nella frazione San Paolo, a ridosso delle vecchie miniere sulfuree in località Cicogna. La produzione è scandita dalla lentezza sia per i bianchi che per i rossi per far si che i vini possano esprimersi pienamente. Per i primi, nello specifico, si parla di vinificazione alla francese: la lavorazione non avviene pigiando le uve ma mediante pressatura soffice, poi c’è il trasferimento nei serbatoi a temperatura controllata dove avviene la defecazione; la fermentazione viene fatta tra i 9 e gli 11 gradi anche attendendo una ventina di giorni. Con il risultato, di conseguenza, nel caso del Greco, di realizzare un vino più morbido e meno astringente che vanta un equilibrio perfetto. Per i rossi, si procede alla pigiodisrapazione, dopodiché i chicchi vengono lasciati a contatto col mosto fino a 12-14 ore e, successivamente al salasso, si continua da un lato per il rosato e dall’altro per il rosso per 8-10 giorni. E una parte è destinata al Taurasi che viene affinato in acciaio per 6 mesi e per 24 in barrique.

Ad arricchire la gamma produttiva di Terre d’Aione – composta da Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Campania Falanghina per i bianchi e Campania Aglianico (c’è anche la versione rosato) e Taurasi – quest’anno vengono riproposte le bollicine con Tubolle (un nome che deriva da un gioco di parole che unisce Tufo e bolle), uno spumante prodotto con metodo brut da Greco già immesso sul mercato nel 2015. Curata la sala degustazioni, dominata da un vecchio torchio di famiglia e da tonalità terra quali il senape, il marrone e il color vinaccia. E’ ai tavoli arredati col bianco e il tortora che si assaggiano i vini, sempre accompagnati da piatti della tradizione irpina le cui ricette seguono due criteri base: la territorialità e la stagionalità di prodotti di madre natura.

Tra i progetti futuri, l’idea di creare un resort di campagna con una piscina e pochi posti letto dove il vino sia sempre il protagonista indiscusso. Intanto però, i prodotti di Terre d’Aione varcano i confini nazionali per farsi apprezzare in Albania, Belgio, Germania ed Olanda ma anche oltreoceano, in Canada e Giappone. Grande attenzione è assicurata alla sostenibilità: oltre ai pannelli solari che soddisfano per il 70% il fabbisogno aziendale, sono assolutamente banditi disserbanti, concimi chimici e trattamenti eccessivamente invasivi. Tufo comunque non è l’unico comune dove si produce il Greco: nell’areale di produzione sono inclusi anche Altavilla Irpina, Chianche, Prata di Principato Ultra, Torre le Nocelle, Petruro Irpino e Torrioni, tutti in provincia di Avellino.

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