Donne del vino, ecco l’identikit

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Donne del vino

Scopri l’identikit delle Donne del vino!

Capiamo chi sono le Donne del vino! Hanno una laurea in tasca e a volte anche corsi di specializzazione e diversi master, mettono su famiglia dopo i 30 anni e portano a casa spesso meno dei maschietti. Eppure sono ancora alle prese con discriminazioni di sesso. È questo l’esito di un’indagine promossa dall’Associazione nazionale Le Donne del Vino e presentata a Roma nella sala conferenze dell’Associazione Stampa Estera. 

 

Donne del vino

 

Erano presenti Donatella Cinelli Colombini, presidente nazionale dell’Associazione nazionale Donne del Vino, Gabriele Micozzi, docente di Marketing della Luiss Business School e Alfredo Tesio, coordinatore del Gruppo del Gusto della Stampa Estera. Nel sondaggio sono state coinvolte produttrici, giornalisti, enotecarie, ristoratrici e sommelier. 

 

Winelovers, le Donne del vino amano il bianco

Conferme e sorprese anche sulle donne del vino comuni. Tutte valutano le winelovers donne in crescita quantitativa e qualitativa. Al ristorante la donna dice la sua nella scelta del vino solo se è in coppia. Mentre quando è in gruppo è ancora l’uomo a decidere. A tavola le scelte femminili si orientano sui bianchi e in seconda battuta sulle bollicine. Per la consumatrice donna contano il gusto personale e il nome del produttore perché nella stragrande maggioranza dei casi sceglie i brand che conosce.

 

Donne del vino

 

La produttrice tipo delle Dionne del Vino

Le conferme riguardano la scolarizzazione decisamente molto alta. Il 43% ha almeno la laurea e il 15% anche un diploma post universitario. Sorprende invece la difficoltà di conciliare la vita professionale e la nascita dei figli. Le Donne del Vino produttrici sono all’88% titolari o contitolari della cantina in cui lavorano. Ma devono rimandare la nascita dei figli molto avanti nel tempo per cui la metà di chi ha fra i 40 e i 50 anni ha ancora figli minorenni. 

 

Da sottolineare che nessuna delle produttrici intervistate si dichiara pensionata benché il 19% di esse abbiano più di 60 anni. Evidentemente smettere di lavorare è un’eventualità non contemplata per chi fa impresa. Si tratta nel 42% dei casi di piccole cantine con fatturato inferiore al mezzo milione di euro. Solo il 17% raggiunge il milione e il 41% lo supera. Nonostante una dimensione aziendale che potrebbe determinare alcuni limiti, tutte esportano molto e il 52% ricava oltre la metà del suo business nei mercati esteri.

 

Donne del vino

 

Anche i dati sulla quota di vino con denominazione sul totale (69%) dimostra un orientamento verso la qualità, atteggiamenti confermati dalla diversificazione produttiva che riguarda l’85% delle Donne del Vino con quote di oltre un terzo del business aziendale. Il 21% ha anche la ristorazione in azienda e il 30% offre pernottamenti; plebiscitaria la vendita diretta (91%). Forte l’attenzione all’ambiente per cui il 27% produce biologico o biodinamico.

 

Tanto lavoro e poco guadagno

La parte più sorprendente dell’indagine riguarda gli stipendi delle Donne del vino. Questa sezione sarà inserita nell’indagine mondiale di Wine Business International, prestigiosa agenzia britannica di analisi sul vino, sulla condizione femminile del settore enologico. La domanda era: “Pensi di ricevere lo stesso stipendio che ricevono gli uomini che svolgono gli stessi compiti?”. Il 30% ha risposto “no” e il 18% “forse no” benché, come detto prima, a rispondere siano state soprattutto le titolari delle cantine e le stesse abbiano dichiarato di retribuire, nel 96% dei casi, allo stesso modo dipendenti maschi e femmine.

 

Per i medesimi motivi non sorprende che il quesito sugli atteggiamenti sessisti abbia ottenuto un “no” quasi plebiscitario (85%). Più problematica la situazione nelle fiere, dove il 21% delle produttrici ha dovuto difendersi dagli attacchi maschili o almeno contrastare un atteggiamento sessista.

 

Donne del vino

 

 

Enotecarie e sommelier, le più penalizzate

Lo scenario peggiora quando a rispondere sono donne in posizione dipendente come enotecarie e sommelier. Nel 63% dei casi, sono certe di guadagnare meno dei colleghi maschietti. Ma nella scelta del lavoro attuale privilegiano le imprese dove la differenza fra i generi è minore. Anche per questa tipologia professionale, il 75% è laureato o vanta un diploma post universitario. Sebbene il 50% abbia meno di 39 anni, nella stragrande maggioranza dei casi non ha figli.

 

Le ristoratrici? Minori problemi con gli uomini

Meno scolarizzate (33% con laurea o diploma post universitario) e nel 72% dei casi over50, chi ha riposto al sondaggio sono le titolari del locale in cui operano e, fra le Donne del Vino, sono quelle meno colpite dai problemi di genere.

 

Le giornaliste e pr

Sul fronte opposto si piazzano le giornaliste, le specializzate in pubbliche relazioni e le addette al marketing, così come le consulenti e le esperte del settore. La fascia di età delle intervistate si concentra fra i 40 e i 59 anni (63%) e il livello di istruzione è molto alto. Il 66% possiede una laurea o un diploma post universitario. E se si chiede degli stipendi, il dubbio di essere retribuite meno dei colleghi uomini diviene certezza nel 62% dei casi. C’è persino chi ammette che, dove lavorava prima, “non era concesso alle donne ricoprire alte cariche aziendali perché ritenute non idonee”. Il 25% delle coinvolte ha avuto difficoltà per le maternità arrivate, in un caso fino al licenziamento. Il 39% ha dovuto difendersi da atteggiamenti sessisti. Ecco allora che scatta la reazione mettendosi in proprio. Il 73% ha creato la propria impresa, spesso molto piccola (39% dei casi sotto i 100mila euro di fatturato annuo).