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domenica, Novembre 27, 2022
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Itinerari del Taurasi: Tenuta Scuotto

E’ un sabato come gli altri, la primavera si fa sentire ad ogni passo e a pelle si percepisce una sensazione di benessere nell’aria. Decido di dedicare tutto il pomeriggio al signor Taurasi, a quel vino che fa dell’Irpinia una delle capitali più importanti dell’enologia internazionale. Arrivo ad Avellino poco dopo ora di pranzo, l’amico Teobaldo Acone, ambasciatore delle Città del vino che cura la pagina Irpinia da scoprire, mi aspetta ad Atripalda e di lì ci incamminiamo per la vecchia strada che tira dritto in direzione Foggia ma prima di raggiungere Montemiletto giro a destra all’altezza dell’unica pompa di benzina che c’è, non potete sbagliarvi, anche perché trovate le indicazioni. La nostra prima tappa è Tenuta Scuotto.

La storia di Tenuta Scuotto

Andando da sempre alla ricerca delle migliori aziende del vino non solo in termini di prodotto ma soprattutto di accoglienza e struttura, questa è davvero una bella scoperta. Ci accoglie sorridente Eduardo Scuotto. Napoletano di origini, si occupa di comunicazione ma dal 2008 ha scelto l’Irpinia per scommettere su una passione che lo accompagna da anni. E così l’hobby diventa un’attività. Faticosa e bellissima. Il lavoro duro e la determinazione sono stati costanti. Individuare validi collaboratori non è stato semplice (l’enologo Angelo Valentino è solo uno dei tanti) ma oggi l’azienda è diventata un punto di riferimento per appassionati ed esperti. Dal cancello di ingresso scendiamo sotto il livello della strada e ci fermiamo ammirati ad osservare il verde della natura circostante. Siamo in una zona che gli avellinesi chiamano “sotto il monte Tuoro” e qui stata ricavata una terrazza che ha un panorama unico dove lo sguardo si perde tra monti e vigne. Una sala degustazione colorata e curata, dove oltre al vino sono esposti anche altri prodotti tipici, ci dà il benvenuto per gli assaggi: tra i caldi colori del legno e il chiaro dei soprammobili le bottiglie vengono valorizzate al massimo. Ma è al palato che la conferma arriva dopo il naso.

Oinì, un vino sorprendente

45mila bottiglie è la quantità produttiva tra Fiano, Aglianico e Taurasi, Greco e Falanghina. Ci accomodiamo ma senza lasciarci guidare. Ci incuriosiscono i bianchi e tra quelli assaggiati restiamo colpiti dall’Oinì 2013. Intanto il nome non ha nulla a che fare col greco, ma è un richiamo al termine dialettale con cui si indica il figlio, che viene alla luce dopo un lungo percorso che culmina nel parto, esattamente come è stato questo vino. E se l’idea è stata quella di realizzare un prodotto diverso, direi che il risultato è stato pienamente ottenuto anche se successi e riconoscimenti hanno tardato a venire. “Restiamo con i piedi per terra – ammette Eduardo Scuotto – fieri e contenti di aver intrapreso la direzione giusta, non ci è mai piaciuto seguire le mode del momento e andiamo dritti per la nostra strada facendo sacrifici e ascoltando le persone. I nostri sono vini avvolgenti, profumati e il prodotto deve essere prima valido per noi poi per il pubblico”. Fruttato e floreale, Oinì fin da subito appare intenso e persistente e ciò che è anticipato al naso è pienamente confermato in bocca: sentori di pesca, nocciola, miele, albicocca, ananas e nocciola, canditi e finocchio selvatico insieme a rosa, magnolia e ginestra sono tra quelli che potrete percepire in questo vino, adatto con pate de fois gas, formaggi erborinati e stagionati oltre che compagno di meditazione. Le uve di Fiano sono raccolte nella prima decade di novembre; la pressatura soffice precede l’inizio della fermentazione alcolica con lieviti indigeni in botti ovali a temperatura controllata di 7° C, il vino rimane a contatto con le fecce fini per un anno. L’evoluzione è completata con un ulteriore affinamento in bottiglia per altri 6 mesi.

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