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martedì, Ottobre 4, 2022
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Olio sfuso, vendita vietata

L’olio sfuso non si può vendere. Neppure se parliamo di extravergine di oliva. Abbiamo chiesto delucidazioni a Vincenzo Nisio, oleologo e curatore del blog GastroliArt. “La normativa è chiara – afferma – e sentirne parlare ancora dopo più di dieci anni ci fa intristire ma l’innovazione, e soprattutto la salute, sono solo nella testa di pochi”. Con queste parole comprendiamo che da sempre in fatto di olio si è fatta confusione e i consumatori vanno indirizzati verso scelte salutari e corrette.

Vincenzo, tanti produttori però hanno investito per mettersi in regola…

“Purtroppo si. Non ce ne voglia chi ha creduto e crede nell’olio sfuso facendo sacrifici ed investendo per valorizzare il proprio prodotto. Non ci interessa fare di tutta l’erba un fascio, ma gran parte dei produttori è ancora convinta che l’olio sfuso si possa commercializzare”.

Prima si vendeva l’olio sfuso?

“Certo l’olio si vendeva sfuso e si comprava direttamente al frantoio; veniva ricavato dalle olive appena frante, puro e senza nemmeno filtrarlo. Extravergine o vergine non era importante, si pensava alla genuinità”.

Era una festa fare l’olio, ricordo bene?

“Assolutamente, in effetti si aspettava in azienda l’olio nuovo come un grande evento, un momento magico che ripagava appieno le fatiche dell’olivicoltore che con orgoglio vendeva il proprio prodotto alla famiglia che era lì e aspettava di vederlo fluire dal separatore. Una tradizione di sicuro millenaria che, ahimé, va scomparendo”.

Eppure dal 2002 non si può vendere olio sfuso, giusto?

“Esatto. Oggi tutto questo non si può fare più perché il legislatore, con il regolamento 1019 del 13 giugno 2002, impone l’obbligo di vendita al consumatore in recipienti con capacità massima di 5 litri regolarmente sigillati ed etichettati secondo quanto prescrive la Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 3 agosto 2018. E’ stato un cambio di rotta assoluto con tutta la sua penalizzazione del comparto e l’aumento di burocrazia e costi sia per i produttori che per i consumatori, ma certamente è la strada necessaria per dare all’olio il giusto valore.

Perché non si può commercializzare l’olio sfuso?

“L’olio sfuso non ha alcuna identità ed è banalizzato in contenitori di fortuna, magari anche igienicamente non perfetti. Per valorizzarlo davvero occorrono non recipienti in plastica anonimi ma bottiglie in vetro con relativa etichetta per olio e contenitori in acciaio inox. Solo adeguandoci al mercato e guardando al futuro con ottimismo, anche se con grande sacrificio, potremo vincere la sfida della globalizzazione, pensando che esistono paesi come la Spagna che conquista sempre più spazio dopo avere acquisito i più grossi e storici marchi italiani.

*oleologo

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