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mercoledì, Ottobre 5, 2022
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Maria Ida Avallone e il Falerno

Cellole. Energica e sempre col sorriso sulla labbra. E’ Maria Ida Avallone il volto di Villa Matilde, l’azienda di famiglia di Cellole in provincia di Caserta fondata dal padre Francesco Paolo a cui va il grande merito di aver riportato in auge il Falernum tanto caro agli imperatori romani.

Gli esordi

Gestisce l’impresa vitivinicola in coppia col fratello Salvatore ma in realtà nasce come diplomatica, poi la rapiscono l’amore e la passione per la sua terra e da anni si occupa personalmente dell’immagine, della comunicazione e del marketing della cantina.

I valori

Villa Matilde produce, da oltre mezzo secolo, vini di grande qualità tra l’Alto Casertano, il Sannio e l’Irpinia, ma la base è a Cellole, alle pendici del vulcano spento di Roccamonfina. Qualità, amore per la tradizione e rispetto dell’ambiente sono i punti di partenza di un percorso legato saldamente alle radici campane eppure sempre al passo con i processi di sviluppo ed innovazione tecnologica. E la punta di diamante della produzione è certamente il Falerno, da sempre definito “severus, fortis, ardens”. E noi lo ribattezziamo così. Severo, strutturato e ardente.

La storia

Un legame forte con la cultura del territorio è il principio ispiratore della storia degli Avallone, imprenditori del vino che operano da sempre nel più totale ossequio alle leggi di madre natura. Ed è una meraviglia constatare quanto la ricerca colori la tradizione attraverso un’innovazione intelligente, dinamica ed attenta alla tutela della terra.

I prodotti

Qui il vino diventa oggetto di studio per l’individuazione dei vitigni che un tempo avevano dato vita ai vini più antichi di questa terra, come l’Aglianico, cioè l’antico Hellenico; il Piedirosso da cui, insieme al primo, si ottiene Falerno rosso e la Falanghina da cui nasce la versione bianca.

Stop all’inquinamento…

Nel 2009 – Anno Internazionale del Pianeta Terra – viene avviato “Emissioni zero”, un ampio progetto di sostenibilità ambientale con l’obiettivo di azzerare progressivamente le emissioni di gas serra e produrre vino eco-compatibile. Il progetto investe in toto la produzione e la conduzione aziendale, dai lavori in vigna alla distribuzione, dal recupero delle acque al risparmio energetico e al ricorso ad energie alternative. Ad oggi l’impresa opera con un sistema composito di fotovoltaico e, a parziale supporto, rete elettrica tradizionale.

…e si alla natura

Recupero, riciclo e riutilizzo sono alla base della filosofia produttiva. Fondamentale è anche la scelta di utilizzare bio masse prodotte in azienda e materiali da costruzione altamente coibenti con sistemi di ventilazione naturale per ridurre l’utilizzo energetico. E tutti gli edifici aziendali sono tinteggiati con speciale vernice bianca per compensare il riscaldamento globale e il conseguente effetto serra. E, per di più, vengono piantati nuovi alberi per favorire l’emissione di ossigeno e tutte le macchine agricole sono a basso consumo mentre quelle operatrici elettriche.

Custodi della storia

Negli anni Sessanta Francesco Paolo Avallone, avvocato e appassionato cultore di vini antichi, decide di riportare in vita il leggendario vino scomparso al principio del secolo scorso. Coadiuvato da un gruppo di amici, tra cui alcuni docenti della Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli, individua, dopo anni di studio, le viti che avevano dato vita al Falerno in epoca romana: pochi ceppi sopravvissuti miracolosamente alla devastazione della filossera di fine Ottocento vengono ripiantati proprio nel territorio del Massico dove un tempo erano prosperati e fonda Villa Matilde.

Oggi

Si guarda oltre, senza dimenticare il passato. Dall’Ager Falernus Maria Ida e Salvatore si sono spinti sino alle province di Benevento e Avellino con nuove vigne, progetti innovativi e vini che raccontano l’identità forte della Campania Felix, con diversi poderi destinati alla produzione, Tenuta Rocca dei Leoni e Tenuta d’Altavilla, rispettivamente nel cuore del Sannio e nel tratto delle Docg irpine, in provincia di Avellino.

Il primo Falerno in anfora

E dopo 50 anni di vita aziendale, con l’apertura del primo pithos e l’assaggio del nettare frutto della vendemmia 2014, è presentato il primo Falerno del Massico vinificato in anfora. Un progetto che riallaccia i fili con la memoria e gli usi degli antichi Romani. E in cantina, una serie di pithoi e dolia vengono posizionate le grandi giare in terracotta realizzate in esclusiva per Villa Matilde ed accolgono il primo esperimento del prodotto fermentato e affinato in anfora per 12 mesi.

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