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mercoledì, Ottobre 5, 2022
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Marisa Cuomo, vino da copp(i)a

Marisa Cuomo è silenziosa e caparbia. Si dedica anima e corpo all’azienda, 10 ettari di viti a strapiombo sul mare. Il marito, Andrea Ferraioli è una forza della natura. Lei si occupa della produzione, lui delle pubbliche relazioni. Si completano da sempre. Da quando, nel lontano 1980, fondano quest’azienda davvero fascinosa dove la geometria dei vigneti e le cantine scavate nella roccia sono unici. Selezionano uve nobili, ricercano la giusta combinazione di freschezza ed umidità e portano avanti i vecchi segreti tramandati dai vinificatori del luogo senza mai dimenticare uno sguardo alle tecniche innovative. Li segue Luigi Moio, un nome che è una garanzia.

I premi

E i risultati sono sorprendenti. Dall’Oscar del 2006 da parte dell’Ais al Fiorduva come migliore bianco è tutta un’escalation. Premi e riconoscimenti non si contano. E non solo dall’Italia. Medaglie d’oro e la Best of Class Award Limited Production conquistate negli Usa, però, non gli hanno montato la testa. Anzi. L’orgoglio è solo perché la strada intrapresa è quella giusta ma la voglia di migliorarsi non li abbandona mai.

Il racconto di Veronelli

Sono le viti della Divina che uniscono cielo e onde a fornire l’eccellente materia prima di questi vini. Il grande Luigi dipinge così il prodotto: “un vino appassionato che sa di roccia e di mare, senza alcun cedimento all’abboccato”. E, riassaggiando l’annata 1998, la definisce “un capolavoro di magici equilibri e spontanee aggressioni dovute alle congiunte volontà dei due vignaioli e di un enologo principe”. Cos’altro dire? Provateli e ci direte…

I luoghi

E’ il golfo di Amalfi la cornice di questo quadro. La bellezza che si ammira qui non ha eguali in nessun’altra parte del mondo, i fiordi caratterizzano un paesaggio che profuma di pittoresco ad ogni angolo, i grappoli aggrappati “a pergolato” sui pendii che si nutrono di sole e iodio offrono spettacoli affascinanti ed estremi. E l’opera incessante dell’uomo restituisce prodotti di eccellenza che solo la pazienza e la passione lasciano invecchiare in cantine scavate nella roccia in un connubio perfetto tra natura e tecnologia.

La produzione

50mila bottiglie prodotte in un anno di cui il 60% è ricavato da Falanghina e Biancolella per il Furore Bianco e la restante percentuale dà vita al Furore Rosso con un blend di Aglianico e Per e’ Palumbo. Di quest’ultimo c’è anche la Riserva invecchiata per 12 mesi in barriques di rovere francese, ma per completare la gamma aziendale vanno ricordati il Fiorduva (Fenile, Ginestra e Ripoli), quindi il Ravello Bianco e il Rosso, il Costa d’Amalfi RossoRosato e Bianco che derivano da uve provenienti dalla Doc di Cetara e Raito.

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