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sabato, Agosto 13, 2022
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Osteria dall’oste, antichi sapori in un’oasi a Pellezzano

Una storia da gustare, quella dell'”Osteria dall’Oste” e di Fabrizio Marotta!

Osteria dall’Oste. Una garanzia per trascorrere una serata al fresco lontano dai ritmi frenetici della city. Per godere di qualche ora di relax in un luogo immerso nel verde. E di sbriciare, ogni tanto, nella cucina a vista dell’oste e di riassaporare un po’ di storia.

osteria dall'oste pellezzano

Un luogo da scoprire senza fretta

Il nostro racconto vi suggerisce un luogo. Che vi facciamo scoprire senza fretta alcuna. Da gustare lasciando da parte i tempi stretti e con pazienza. Dal momento che ogni pietanza è preparata al momento.

Gusto e storia nel parco dei Wenner

A pochi chilometri dal centro di Salerno, il gusto strizza l’occhio alla storia. Siamo nel parco Wenner, all’inizio del comune di Pellezzano. Qui c’è un oste che quotidianamente apre bottega dopo aver ultimato personalmente tutte le incombenze. Dalla spesa alla cucina.

Fabrizio Marotta predilige la tradizione. Perciò parte da una materia prima sempre di qualità e sempre del territorio. Campano, ma non solo. Gli piace valorizzare anche le eccellenze italiane.

La sua gioia è deliziare il palato degli ospiti col sorriso sulle labbra. E far rivivere esperienze del palato che ricordano le tavolate con i nostri parenti. Quei sapori antichi che ritornano prepotenti nella nostra mente dall’infanzia. Tutti i profumi che necessitano di concentrazione e perciò da gustare a cellulare spento.

osteria dall'oste pellezzano

La dichiarazione programmatica di Fabrizio Marotta

Lo scrive senza mezzi termini Fabrizio Marotta in una sorta di dichiarazione programmatica che fa capolino su una parete della sala. E che condivide tutte le volte con i suoi ospiti. Niente distrazioni tecnologiche. Solo condivisione libera con i rispettivi commensali. Così ci si può lasciar andare ad un viaggio che ci fa tornare indietro nel tempo.

“Osteria dall’Oste”, una vecchia serra degli Svizzeri

Il suo regno è l’“Osteria dall’Oste” che si trova in una vecchia serra degli Svizzeri. Apparteneva ai Wenner. Una delle famiglie più facoltose che dalla Svizzera decisero di scommettere sul comune di Pellezzano. E a metà Ottocento vi impiantano importanti industrie tessili.

L’oste la custodisce come casa sua da più di dieci anni. E celebra il cibo nella sua essenza più sincera. Senza artifizi né particolari mistificazioni.

osteria dall'oste pellezzano

C’è qui un silenzio che incanta. E se fate attenzione, proprio di fronte al locale, scorgete una stradina. E’ via Filanda. Dove ancora oggi sorgono i villini degli Svizzeri. Sntiche costruzioni realizzate fra il 1840 e il 1847 su progetto dell’architetto Stefano Gasse al servizio dei re Borboni di Napoli.

Lo spazio che un tempo era dedicato alla cura delle piante è stato perfettamente riadattato con uno stile originale. Ma soprattutto lasciando le belle vetrate che illuminano l’interno, interamente scandito da legno, sughero e suppellettili d’epoca.

Nulla è lasciato al caso. La cura dei dettagli è stata ed è il leitmotiv costante delle attività di Fabrizio. E’ stato lui a forgiare l’“Osteria dall’Oste” a sua immagine e somiglianza. Con le sue mani e insieme ai suoi figli. Al maggiore, Gianfranco, sono affidate l’accoglienza degli ospiti e la cura della sala, mentre della braceria si occupa Riccardo. Fabrizio, invece, dà il meglio di sé ai fornelli.

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Un locale accogliente, con legno e in stile vintage

L’atmosfera è quella di un locale accogliente. In stile vintage e legno vi danno il benvenuto. Vi accolgono un bel salottino di vimini e una grande brace dove vengono cotte le carni selezionate che arrivano fumanti a tavola.

Nella sala più grande, invece, i lampadari lasciano volentieri il posto a vecchie pentole di rame a cui è riservato il compito di illuminare l’ambiente con tanti suppellettili d’altri tempi.

“Osteria dall’Oste”, passione pura per i prodotti di qualità

Fabrizio ha una passione da sempre. Pura ed instancabile. Per i prodotti di qualità eccellente che in parte è possibile acquistare anche in loco. Ama riproporre le vecchie ricette delle nonne. Porta avanti la sua filosofia di cucina. Va avanti con determinazione e dedizione nel suo progetto.

D’estate è possibile cenare anche all’aperto. Accomodarsi al fresco, nel parco antistante la struttura, perfettamente integrata nel contesto circostante, non ha prezzo.

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Tifoso da sempre della Salernitana (e non a chiacchiere perché se lo è tatuato anche sulla pelle!), non vuole né si definisce ristoratore. “Sono un umile oste che ha voluto creare un posto familiare dove sentirsi subito a proprio agio. Adoro questo lavoro e non potrei fare altro”.

Per uno che da rappresentante di prodotti zootecnici si è trasformato in oste per passione i risultati non sono tardati a venire. Fin da piccolo scopre di avere un grande amore per la cucina.

Trascorre il tempo ad osservare i rituali ai fornelli delle donne di casa. Capisce il valore del cibo perché dalle nostre parti non si butta via niente. E anche dagli avanzi impara a creare tante pietanze. Vede industriarsi la mamma e la nonna con mille ricette. Fotografa gesti. Incamera informazioni. E si fa custode inconsapevole di tanti segreti.

Da autodidatta, sperimenta ed impara. Si lascia conquistare dal profumo di una ricca genovese. Resta affascinato dalla mamma che il sabato sera dà il via alle danze per mettere a pippiare il ragù per la domenica.

osteria dall'oste pellezzano

I ricordi dell’oste Fabrizio

Mentre chiacchiera, l’oste Fabrizio si lascia andare ai ricordi. Che riaffiorano non senza un pizzico di nostalgia. “La pasta fatta in casa da mia nonna per me è proverbiale. Io ero addetto a girare la macchinetta. La vedevo destreggiarsi ai fornelli con una naturalezza che mi lasciava senza parole”.

La sua idea di cucina, quindi, è presto detta. E ce la svela sorridendo. “Meglio un quaderno della nonna che un libro di Cracco”. Ce l’ha impressa anche come biografia sul suo profilo Facebook, giusto per non dare adito a dubbi.

Fa parte dell’Alleanza dei cuochi di Slow Food. Ma, ancora prima di questo riconoscimento, si è fatto in quattro per procurarsi prodotti a chilometro zero. Da lui potete gustare una cucina di terra. Se volete, però, basta avvertirlo per assaggiare anche il pesce.

Se poi siete curiosi, come noi, di sapere il suo piatto del cuore, vi accontentiamo subito. La genovese. E il suo segreto in cucina ha un solo nome: l’olio extravergine d’oliva. Ma per friggere solo quello di arachidi. E il rituale della frittura delle patatine nella “cardarella” vi farà fare un autentico tuffo nel passato. Provare per credere!

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