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Pizzerie, il crack è pari a 5 miliardi nel 2020

Brutte notizie sul fronte delle pizzerie: perché?

Pizzerie, il crack è pari a 5 miliardi nel 2020. E’ aumentata “solo la spesa domestica, con il lockdown e le altre limitazioni che hanno riportato gli italiani ai fornelli”. 

Per la Coldiretti (analisi su dati Iri) “le vendite nei locali sono praticamente dimezzate”. Ed è a rischio il futuro di 63mila pizzerie con circa 200mila addetti presenti lungo la penisola.

L’analisi Coldiretti sulle pizzerie

Gran parte delle pizzerie sono chiuse per l’entrata in vigore delle misure di prevenzione previste dal Dpcm nella nuova mappa di colori nelle regioni. E la Giornata internazionale della pizza si celebra quest’anno soprattutto nelle case.

Oltre 4 italiani su 10, cioè il 44%, hanno scelto di prepararsela da soli pur di non rinunciarci. E’ questo lo scenario delineato da un sondaggio condotto sul sito www.coldiretti.it. L’occasione è la giornata dedicata al simbolo della cucina italiana più conosciuto nel mondo, vale a dire il 17 gennaio.

Si è trattato, quindi, di una celebrazione caduta in un momento particolare. Il motivo è la chiusura delle pizzerie per il servizio al tavolo nelle regioni arancioni e rosse e il coprifuoco. Troppo debole la boccata d’ossigeno legata alla consegna a domicilio e all’asporto.

In particolare, “le pizzerie – evidenzia la Coldiretti – sono forse il settore della ristorazione più colpito dall’emergenza Covid”. Il consumo serale, infatti, si scontra con l’obbligo di chiusura in tutto il territorio nazionale alle 18,00. Ma pesa molto anche l’assenza totale dei turisti stranieri. Solo loro da sempre tra i più accaniti consumatori di pizza.

Le vendite

“Le vendite nei locali sono praticamente dimezzate”. Il crack stimato da Coldiretti è di almeno 5 miliardi nel 2020. E questa situazione mette a rischio il futuro di 63mila pizzerie. Insieme a quello di 200mila addetti in Italia.

Ma le difficoltà si trasferiscono lungo tutta la filiera. Considerato che, a pieno regime, nelle pizzerie ogni anno vengono impiegati 400 milioni di chili di farina. Con 225 milioni di chili di mozzarella. E 30 milioni di chili di olio di oliva, Senza dimenticare 260 milioni di chili di salsa di pomodoro.

Il “taglio” dei consumi

Da non sottovalutare “il taglio dei consumi di vino e soprattutto di birra che trovano nelle pizzerie un canale privilegiato di vendita. La chiusura forzata dei locali ha dunque un impatto devastante non solo sulle imprese e sull’occupazione. Ma anche – specifica l’associazione – sull’intero sistema agroalimentare che ha visto chiudere un importante sbocco di mercato per la fornitura dei prodotti”.

L’aumento della spesa domestica

E’ aumentata, quindi, “solo la spesa domestica, con il lockdown e le altre limitazioni che hanno riportato gli italiani ai fornelli. La preparazione casalinga dei piatti tradizionali, a partire dalla pizza, in questo periodo è infatti una attività tornata ad essere gratificante per uomini e donne all’interno delle case anche con il coinvolgimento appassionato dei più piccoli. Non a caso si è registrato un raddoppio delle vendite di preparati per pizze (+101%) nei supermercati”.

Maggiori consumatori in Europa

“Gli Italiani sono i maggiori consumatori di pizza in Europa con 7,6 chili all’anno. E staccano spagnoli (4,3), francesi e tedeschi (4,2), britannici (4), belgi (3,8), portoghesi (3,6) e austriaci che, con 3,3 chili di pizza pro capite annui, chiudono la classifica. Ma il Belpaese vanta anche – conclude la Coldiretti – l’iscrizione dell’Arte dei Pizzaiuoli napoletani nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco avvenuto il 7 dicembre 2017″.

(Fonte: coldiretti.it/16.01.2021)

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