Scopri obiettivi e perché della gastronomia sostenibile!
E’ una bella espressione la gastronomia sostenibile. Come spessissimo accade nella lingua italiana, anche stavolta c’è di mezzo il greco. E’ dalla fusione dei termini gastér (vale a dire ventre) e nòmos (cioè legge) che ha origine questa parola. Fondamentale per chi deve ragionare (si spera!) e scrivere sulla cucina. Sostenibile invece rimanda alla caratteristica di essere compatibile con la salvaguardia ambientale.

Se le uniamo, ci riferiamo ad un mondo tutto da scoprire! Perché studiare la relazione tra cultura e cibo significa abbracciare tantissimi ambiti. Dalla biologia all’agronomia. Dall’antropologia alla storia. Passando poi anche per sociologia, psicologia e filosofia.

18 giugno, Giornata della gastronomia sostenibile
Ci siamo! La Giornata della gastronomia sostenibile si celebra il 18 giugno. Ideata dall’Assemblea delle Nazioni Unite dal 2016, si pone l’obiettivo di rispettare gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati nell’Agenda 2030.
La gastronomia, del resto, svolge un ruolo fondamentale nella crescita della nostra comunità. Promuove nello specifico lo sviluppo agricolo, la sicurezza alimentare, la produzione sostenibile di cibo, il consumo responsabile e la conservazione della biodiversità.
Il punto di partenza (e di ritorno!) è naturalmente la terra. E chiaramente il mare. Sì, perché l’agricoltura e la pesca – insieme alla preparazione degli alimenti – devono avere un minimo comun denominatore. Il rispetto dell’ecosistema. Così come la tutela delle risorse naturali e, soprattutto, l’attenzione per l’ambiente e la nostra salute.

Cos’è la gastronomia sostenibile
Fare quindi gastronomia sostenibile significa che la cucina deve tener conto della provenienza degli ingredienti e delle loro tecniche di coltivazione. Prima ancora che considerare i canali distribuzione dei mercati insieme ai processi di trasformazione.
Più semplicemente la gastronomia ha come oggetto la preparazione dei cibi, la loro successione e il loro accostamento durante il pranzo o la cena, la scelta delle bevande adeguate (….), il rituale del servizio e della distribuzione delle parti tra i commensali, nonché le differenze qualitative e quantitative tra i vari pasti della giornata, della settimana e del calendario annuale, la funzione distintiva di un pranzo di nozze o di gala, le modificazioni del gusto.
La sua storia comincia nel Rinascimento. Quando cioè la cucina italiana viene esportata alla corte francese e venta famosa in tutta Europa. Ma è solo in tempi moderni che la gastronomia si lega con la cultura. Il cibo viene inteso come godimento. E, dicevamo, deve essere ecosostenibile. Le nuove tendenze del mondo gastronomico ci indicano che è necessario orientarsi in via definitiva verso una produzione e un utilizzo degli alimenti che limiti gli sprechi. Senza dimenticare gli inevitabili effetti sulla salute.

Il futuro
L’inglese Innova Market Insights, nelle sue indagini di mercato, ha individuato alcuni termini chiave sui quali si gioca la partita dei mercati gastronomici del futuro. Trasparenza, etica ed affidabilità. Tutti e tre basilari allo stesso identico modo.
La nuova identità della gastronomia sostenibile deve partire da un sistema di valori serio e un approccio in armonia con la natura e le persone. Ne andrebbe di mezzo la nostra stessa sopravvivenza. Ecco perché i consumatori – sempre più consapevoli – pretendono chiarezza. Vale a dire etichette semplici ed informazioni facili e verificabili.
Gli ultimi trend ci dicono a chiare lettere che il cibo è legato sempre più all’etica e alla sostenibilità. Non solo ambientale ed alimentare, ma anche sociale, culturale ed umana. Si va alla ricerca di alimenti in linea con i propri valori.

Il riguardo per la salute e il benessere è in crescente aumento. Così come si perfeziona la richiesta di prodotti genuini, freschi, locali. Si preferiscono quelli a filiera corta o cortissima. Realizzati da piccoli produttori con metodi tradizionali e che danno il meglio di sé nella cucina di casa.
Analogamente è in vertiginosa salita l’attrattiva per i prodotti realizzati da materiali di risulta, di scarto e/o di recupero. Le tre “r” vanno alla grande. Riciclare, riusare, reimpiegare. In cucina e non solo. Ai fornelli comunque non si butta via niente! Fanno la loro comparsa sempre più spesso ad esempio chips di bucce di ortaggi. E anche nella cosmesi si va nella stessa direzione. Ecco su tutti creme e scrub con scarti del caffè.
Da un lato, insomma, c’è grande voglia di confort food. Allo stesso modo della cucina tradizionale. Quella con le lunghe preparazioni per intenderci. Dall’altro, invece, non ci si tira indietro se bisogna osare!
*Foto IStock
