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mercoledì, Ottobre 5, 2022
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L’export di cibo supera (per la prima volta) l’import

Leggi con noi quanto l’export di cibo batte l’import!

by Salerno Economy

Avete capito bene! L’export di cibo supera l’import. Per la prima volta. E le buone notizie non finiscono qui.

Dall’estero arriva ancora un prodotto agroalimentare su 4. Tra quelli consumati sulle tavole degli Italiani. Ecco l’analisi Coldiretti (su dati Istat) in occasione del summit con il Governo. E’ il “Recovery Food”.

Il dato sull’export di cibo emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Istat. L’occasione è il summit con il Governo. Il “Recovery Food” è organizzato con Filiera Italia a Roma.

Sale l’export di cibo italiano

“Le esportazioni agroalimentari nel 2020 – evidenzia l’associazione – hanno raggiunto il valore record di 46,1 miliardi. Con un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente”. Ciò ha consentito “lo storico sorpasso sulle importazioni invece scese a 43 miliardi”.

Si tratta di una svolta. Che offre grandi opportunità al made in Italy. Dopo decenni di sottovalutazione. L’Italia ha accumulato un deficit produttivo di auto-approvvigionamento pari al 25% dei consumi a tavola. Dalla carne al latte. Fino ai cereali. Fatta eccezione solo per vino, frutta e carni avicole.

Gli effetti della pandemia

“Con la pandemia da Covid – spiega la Coldiretti – si è aperto uno scenario di riduzione degli scambi commerciali”. Si aggiungono accaparramenti. Speculazioni. E tanta incertezza. Ma ancora più importante, tutti fenomeni che spingono i singoli stati a garantirsi alimenti.

A causa di ciò salgono i prezzi dei prodotti alimentari a livello mondiale. Ormai parliamo dei massimi da quasi sette anni. Trainati dalle quotazioni di zucchero, oli vegetali e cereali secondo l’indice Fao.

I timori sugli approvvigionamenti di cibo hanno convinto la stessa Unione Europea a lanciare una consultazione pubblica. Sono stati chiamati all’appello operatori, autorità e cittadini. Con lo scopo di creare un piano per “l’autosufficienza in diversi settori chiave”.

“L’Italia può schierare una forza composta da quasi 740 mila imprese agricole. Insieme a 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. Tutte queste strutture generano 538 miliardi di valore lungo la filiera. E garantiscono 3,6 milioni di posti di lavoro”.

La burocrazia

“La burocrazia – afferma l’associazione – ruba fino a 100 giorni all’anno al lavoro in azienda. Ma frena anche l’ingresso di giovani nell’attività di impresa”. E questo processo blocca la crescita del nostro paese.

“Siamo di fronte ad un vero spread per la competitività delle imprese” Da recuperare con lo snellimento delle procedure. Poi con la semplificazione. E il dialogo tra le amministrazioni.

I progetti di Coldiretti sull’export di cibo

“Il Recovery plan può e deve rappresentare – dice il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – un’opportunità per tutti i comparti chiave del Made in Italy agroalimentare per la crescita duratura sostenibile del Paese”.

Digitalizzazione delle campagne. Innovazione tecnologica. Foreste urbane per mitigare l’inquinamento e smog in città. Invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua. Chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici. Ed interventi specifici nei settori deficitari ed in difficoltà. Dai cereali all’allevamento. Fino all’olio di oliva.

Questi sono alcuni dei progetti “strategici cantierabili” elaborati dalla Coldiretti. Obiettivo è la crescita sostenibile del Paese. E il presidente di Coldiretti Ettore Prandini lo sottolinea. “Il Recovery plan può e deve rappresentare un’opportunità per tutti i comparti chiave del made in Italy agroalimentare per la crescita duratura sostenibile del Paese”.

Agricoltura 4.0

L’agricoltura 4.0 “ha generato in Italia un fatturato intorno ai 540 milioni di euro nel 2020”. La crescita è di circa il 20% rispetto all’anno precedente. Per l’associazione produrrà “il futuro dei campi con lo sviluppo di applicazioni sempre più adatte alle produzioni nazionali su diversi fronti”. Dall’ottimizzazione produttiva e qualitativa alla riduzione dei costi aziendali. Dalla minimizzazione degli impatti ambientali con sementi, fertilizzanti ed agrofarmaci. Fino al taglio dell’uso di acqua e del consumo di carburanti.

Le innovazione tecnologiche

Per cogliere le innovazioni tecnologiche offerte dall’agricoltura 4.0 occorre però fare altro”. Colmare i ritardi nell’espansione della banda larga nelle zone interne e montane. Infatti solo il 76% delle famiglie italiane dispone di un accesso internet. E appena il 75 % ha una connessione a banda larga. Ma la situazione peggiora notevolmente nelle aree rurali. Qui è appena l’68% che dispone di connessione a banda larga nei comuni con meno di duemila abitanti.

I fondi Ue

“I fondi europei – sostiene l’associazione – vanno utilizzati per finanziare progetti strategici”. Vanno superati i limiti alla capacità di investimento nel comparto agricolo ed alimentare. Perché abbiamo benefici con un impegno strategico di lungo periodo.

Per far crescere il made in Italy sono fondamentali i contratti di filiera. Anche per garantire un’equa distribuzione di valore fra tutti i componenti. Il radicamento territoriale delle filiere è la vera impronta del made in Italy agroalimentare. E si trasforma in valori economici sul mercato. Ma anche in valori sociali e ambientali per le comunità locali e l’intera collettività”.

(Fonte: coldiretti.it/ 01.04.2021)

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