Ecco come nasce lo spettacolo teatrale “Sirene”!
Sirene, è questo il titolo della performance teatrale in programma sabato (alle 20,30) e domenica prossimi (alle 19,30). Il luogo prescelto è il Piccolo Teatro Porta Catena, al civico 40 dell’omonima strada del centro storico di Salerno. L’iniziativa, la seconda dopo “Ante Trotulam – sulla cura dall’anima al corpo” è ideata, coordinata e seguita interamente da Claudio Ardia, psichiatra presso l’Unità Operativa Salute Mentale 7 della Asl Salerno, diretta da Germano Fiore, che ha patrocinato moralmente il progetto, insieme alla neonata compagnia teatrale “Fuochi Fatui”.

La trama è incentrata sulla sirena bicaudata. Si tratta una figura mitologica poco conosciuta. Eppure la sua simbologia è piena di risvolti e significati nascosti, molti legati al mondo della cura. Oltre ad occuparsi della scrittura e della regia dell’intero spettacolo, il dottore Ardia ha realizzato anche scenografie ed abiti di scena (con Vincenza Mastrocinque). Alla regia hanno collaborato Anna Intennimeo e Stefano Schiavone.
“Questo viaggio esperienziale – spiega Claudio Ardia – mi ha dato la possibilità di approfondire un simbolo sommerso da secoli. Ma che attraverso gli studi di Selma Sevenhuijsen ho amato. La Sirena Bicaudata rappresenta, in chiave divina, la connessione e sintonizzazione tra gli elementi. Non a caso, per gli Etruschi, presiede nei solstizi al transito delle anime tra i regni. Ci troviamo di fronte – continua – ad un’interpretazione diversa dall’immaginario collettivo legato a queste figure. Ho ricercato, quindi, la Sirena nella sua componente preellenica così come nelle altre culture. Quindi, l’ho condivisa nello spettacolo con contenuti che si allontanano da quelli abituali. Ho accostato tale indagine ed il suo senso al fare terapeutico nella prassi clinica orientata alla cura”.

Davvero soddisfatti tutti gli interpreti, che hanno provato numerose volte le rispettive parti con un’abilità non comune, sebbene non siano attori professionisti. Sulla scena Angela Angrisani, lo stesso Claudio Ardia, Elisabetta Benincasa, Giovanni Carratù, Daniela Ceciul, Andrea Cuomo, Daniele Leone, Mauro Marrocco, Stefano Nastrari, Alice Petrosino, Stefano Schiavone e Francesca Vignes. La performance ha visto anche l’amichevole partecipazione di Mirko Catapano, Gianluca De Stefano e Tecla Marino. I testi, invece, sono stati scritti da Angrisani, Ardia, Cuomo, Leone, Marrocco e Schiavone e Intennimeo. Questi ultimi, con Francesca Vignes e Animus sono anche le voci delle Sirene.
Le dichiarazioni dei protagonisti di Sirene
“Reputo questo spettacolo un cammino che mi ha portato a riscoprire ed approfondire il simbolismo della bicaudata. Questa è legata ai culti della grande dea madre sino alle più conosciute sirene e i loro canti ammalianti. Per me è stato più cose. Innanzitutto un viaggio introspettivo ed intenso alla scoperta del sé e dell’altro. Poi una profonda riflessione sull’unione degli opposti come acqua e cielo, femminile con maschile, realtà e fantasia. Ed anche una storia di scissione, bellezza, accettazione del sé, amore”.
Andrea Cuomo
“È la seconda volta che approdo a un progetto simile. Stavolta ci sono più monologhi e musiche. Mi sto divertendo in questo gruppo e non vedo l’ora di andare in scena con voi”.
Gianluca de Stefano

“Il teatro non può essere scisso dalla vita in mancanza della quale tutto diventa aria fritta. Ecco perché ritengo centrale l’attività sociale che sottende lo spettacolo”.
Stefano Nastari
“L’orgoglio di sentirsi unici contro la paura di non essere abbastanza. Le sirene ci insegnano a sorridere ad entrambi gli aspetti della vita, in una danza collettiva tra mare e terra”.
Mirko Catapano
“Sono le Sirene un mondo segreto e misterioso, fatto di desideri, piacere, avventure, ma anche pericoli, disagio, paure. Nello spettacolo abbiamo riflettuto e giocato con tutti questi aspetti e capito che c’è una sirena in ognuno di noi”.
Mauro Marrocco

“Le Sirene, portale tra i mondi, superano ogni frontiera e confine fisico e psichico. Sfidano i pregiudizi riservati all’identità di gender prendendosi gioco di qualsiasi limitazione. Anche di quelle create dalla nostra mente. Il canto o i monologhi vengono utilizzati come differenti metodi espressivi. Il primo, più femminile, incanta con la forza del suono e del sentimento trasportato dalla voce. L’altro, più maschile, è costruito su pensiero e parole ed è autoriflessivo. Queste figure rappresentano il mare che è dentro di noi. Col trascorrere del tempo, però, sono cambiate, soffocate dalla società attuale. Questa rappresentazione può essere letta anche come denuncia sociale rispetto alla scissione che la società alimenta. E si sottrae a qualsiasi profondità, di intensità del vissuto e desiderio. Si opta invece per scaltrezza, manipolazione insensata, opportunismo, lo svuotarsi a vicenda. ll risvolto positivo dell’unione finale è la speranza perché la scissione riunisce gli aspetti del sé”.
Anna Intennimeo
“Rappresentano l’ignoto le Sirene insieme a tutto quello che c’è oltre i confini prestabiliti del vecchio mondo così com’è stato disegnato e in quelli che il mondo odierno ha costruito dentro di noi. Ma l’elemento dentro cui si muovono, l’acqua, e quello da cui forse davvero provengono, l’aria, le rendono simili all’umano. Loro sono noi, noi siamo loro. La dualità dell’essere umani e divini, la scelta del far coesistere i nostri opposti. L’accettazione di ciò che si è e dell’altro in quello che è. L’amore”.
Tecla Marino
“Queste figure rappresentano creature misteriose, al confine tra dualismo e mistero appunto. Inoltre, fanno riferimento al conflitto e alla sensibilità che può esserci in una persona. Attraverso lo spettacolo, mettiamo in scena la loro bellezza nelle mille sfaccettature che hanno, perché più umane di quanto possiamo immaginare”.
Daniele Leone

“Interpretare Leucosia è stata una grande sfida. Ho iniziato con tanta fatica e paura di non riuscire. Poi la complicità nata con le mie sorelle sul palco ha reso tutto più facile e passionale. Interpretare un ruolo femminile, e soprattutto un po’ divino, mi ha aiutato ad esprimere alcuni pensieri nascosti dentro di me. È solo grazie al teatro che sono riuscito ad emozionarmi”.
Giovanni Carratù
“Divinità o mostri? Questo è il dilemma. Esseri speciali amati dalle bambine nei loro primissimi anni di vita e spaventose per tanta grazia e bellezza nello stesso tempo. Le bimbe, diventando donne, riconoscono Il confronto col bello, il perfetto, l’irraggiungibile. Per me non è masi esistita sfida più grande. Affrontare il personaggio di Melusina, il mio esatto contrario, lei ostentatrice di grazia io di ben altro. Eppure è in questa sirena che mi sono riconciliata con i limiti creati da me stessa nella mia vita. La vera vittoria di non è trovare un uomo, lei è stupida, fragile e delicata. Ma attraverso fragilità e dolore arriva o forse semplicemente ritorna alla sua vera natura, alla verità, alla divinità, al potere. Siamo tutti Sirene. Dobbiamo solo provare ad ascoltare la vocina che è in noi e troppo spesso mettiamo a tacere”.
Angela Angrisani
