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giovedì, Settembre 29, 2022
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Il caffè, una lunga storia e tanti benefici

Scopriamo la storia del caffè, da dove arriva e perché va consumato!

Ancor prima di pronunciare la parola caffè, la nostra mente associa già la persona con la quale vorremmo condividerlo. Immagina il momento di relax. O, quanto meno, la pausa che ci guadagneremo davanti alla tazzina.

storia del caffé

Il rito del caffè

Il caffè è un rito che fa parte di noi. Della nostra cultura. Del modo in cui ci rapportiamo al mondo. In qualunque stagione dell’anno. In ogni luogo. E in qualsiasi momento della giornata. La mattina presto. A lavoro. O nel break che riusciamo a ritagliarci nel corso della giornata. Al bar, a casa. O anche alla macchinetta. Questa bevanda è energia allo stato puro.

Il valore sociale del caffè

E’ noto il valore sociale del caffé. Tanto è vero che Massimo Cerulo, docente di Sociologia all’Università di Perugia e all’Université Paris V Descartes, nel suo libro “La Danza dei caffè” approfondisce il suo ruolo di facilitatore sociale. Sia negli incontri d’affari che in coppia. Non ha prezzo quella libertà, ludica e a buon mercato, che proviamo davanti alla tazzina. E’ lei che mette “tra parentesi ricchezza e posizione sociale, erudizione e fama, capacità eccezionali e meriti dell’individuo”.

1 ottobre 2021, la Giornata internazionale del caffè

La Giornata internazionale del caffè che si celebra l’1 ottobre 2021 è occasione per rispolverarne la storia. Ma soprattutto scoprire curiosità interessanti che chiariscono come questo prodotto si sia trasformato nel tempo in un vero e proprio culto. Una tradizione che ci induce a staccare la spina. E ad assicurarci la carica per affrontare gli impegni in programma.

Il caffè da “bevanda del diavolo” al successo

Non subito il caffè riscuote successo però. Viene etichettato dalla Chiesa come “bevanda del diavolo”. Alcuni maghi, infatti, avevano diffuso la diceria che racchiudesse il futuro nei suoi fondi. Sarebbero passati secoli prima che diventasse la seconda merce più scambiata del pianeta dopo il petrolio. E prima che ogni giorno se ne consumassero 3 miliardi di tazzine.

L’origine del caffè in Etiopia

L’origine del caffè fa discutere da sempre. La tesi più accreditata attribuisce la provenienza all’Etiopia dove sono state trovate le prime piante a Caffa, da cui deriva il nome. Da qui, tra il XIII e il XIV secolo, sarebbe arrivato nello Yemen. L’habitat si rilevò ideale perché le piantine prosperassero in giardini e terrazze. E proseguissero il loro viaggio lungo la costa orientale del Mar Rosso dirette verso l’Arabia. Qui, già alla fine del XV secolo, sorsero luoghi di degustazione in cui ci si riuniva appositamente per berlo.

Il caffè in Egitto

Nel XVI secolo, uno dei principali centri di smistamento e diffusione del caffè fu Il Cairo, in Egitto. Dall’Africa mercanti e pellegrini lo esportarono in ogni direzione. E la sua affermazione fu favorita senz’altro dalla diffusione dell’islamismo che proibiva di bere vino. Il più grande contributo alla sua fortuna, in ogni caso, si deve anche all’Impero Ottomano che ne forniva grandi quantità fino alle porte di Vienna. Nel XVII secolo “il vino d’Arabia”, come veniva soprannominato, giunse infine in Europa. In realtà, già un secolo prima a Venezia si trovavano i semi della coffea arabica, venduti dagli speziali a prezzo altissimo, come medicamento.

Le prime caffetterie di Istanbul, poi in Europa

Le prime caffetterie sorsero ad Istanbul intorno al 1554. E nel Seicento anche in Europa si moltiplicarono le botteghe del caffè. A fine secolo nel Regno Unito se ne contavano oltre 3mila; Parigi e Londra all’inizio del Settecento ne vantavano almeno 300.

I primi caffè in Italia arrivano nel Seicento. Il primo spaccio è opera di un veneziano, Pietro Della Valle nel 1615. Un secolo dopo, nel 1720, in piazza San Marco apre i battenti il celebre Caffè Florian, che ancora oggi vanta il titolo di “caffè più antico del mondo”.

La chiesa condanna il caffè

La chiesa, dal canto suo, condanna il caffè. Lo bandisce accusandolo di essere un diabolico raddoppiatore dell’io, capace di rendere vigili, troppo loquaci e disinibiti persino i più morigerati. Intanto, però, pur essendo ufficialmente demonizzato, ottiene l’apprezzamento di papa Clemente VIII e a lui spetta finalmente il merito della sua definitiva affermazione.

Un grande estimatore di caffè, papa Clemente VIII; i primi ritrovi dove si consumava questa bevanda e la famosa rivista illuminista “Il Caffè”

La nascita dei primi caffè

Inizialmente simili a taverne, la nascita dei primi caffé è legata ad una doppia anima: da un lato, luoghi di aggregazione e convivialità disimpegnata, dall’altro sedi di dibattito e confronto.

Molti li definiscono “scuole di saggezza” perché questi locali sono frequentati da uomini colti e da letterati. Ci si dà appuntamento per conversare fino a tarda notte davanti ad una tazzina che ha il merito di tenere svegli per le proprietà eccitanti della caffeina. Col tempo, diventano anche circoli dove si alimenta la contestazione politica. Nonostante nel 1676 il procuratore generale di Londra decide di far chiudere tutte le coffee house, il provvedimento ha vita breve. E, sempre più spesso, chi vuole protestare valori e politiche dei governanti si incontra proprio nei primi caffè.

I caffè in Francia

È proprio in Francia che si diffondono i caffé. Il modello di riferimento è un locale aperto nel 1686 dal siciliano Francesco Procopio, di fronte al teatro della Comédie Française. Il nome è chiaramente quello del suo fondatore. Il Café Le Procope, luogo prediletto di filosofi, artisti, politici e scrittori, diventa così famoso in Europa da imporsi come circolo letterario. Un secolo dopo, questi stessi luoghi sarebbero stati omaggiati da un gruppo di liberi pensatori italiani capeggiati dal filosofo Pietro Verri. E’ stato lui a chiamare “Il Caffè” la rivista con la quale dà un contributo fondamentale alla diffusione della cultura illuminista in Italia.

Nel frattempo, gli interessi legati al commercio di questa bevanda crescono a dismisura. E aumenta la determinazione a toglierne agli Arabi il monopolio. Ad avere la meglio è l’Olanda. Nel 1690 vengono trafugate, nonostante la rigida vigilanza, alcune piantine per essere poi trasferite nelle terre tropicali di Ceylon (oggi Sri Lanka) e Giava (in Indonesia) e a trasformarsi, tramite la Compagnia delle Indie Orientali, in caposaldo del mercato europeo di questo prodotto.

Gabriel Mathieu de Clieu, il ladro di caffé

La svolta risale al 1714 con Gabriel Mathieu de Clieu, il ladro di caffè. L’ex ufficiale di marina ruba un arbusto e lo trasporta furtivamente oltre l’Atlantico, dando inizio alla coltivazione di questa pianta nella Martinica francese, nelle Antille. E, dopo il primo raccolto nel 1726, gli esemplari diventano 20 milioni, riuscendo a soddisfare quasi per intero la domanda europea. Ben presto le piantagioni si estendono a tutta l’area caraibica. Da Haiti alla Giamaica, fino a Cuba e Portorico.

Il consumo di caffè in Italia

In Italia il consumo di caffè si guadagna letteralmente il palcoscenico. Grazie anche al grande commediografo veneziano Carlo Goldoni che, nel 1750, gli dedica una commedia di grande successo, “La bottega del caffè“. Undici anni dopo l’abate gesuita e scrittore Pietro Chiari replica con un dramma giocoso, Il caffè di campagna.

Messa in scena e copertina de “La Bottega del caffè” di Carlo Goldoni (1750)

‘A tazzulella ‘e cafè

Nello stesso periodo inizia la sua carriera la tazzulella ‘e cafè celebrata da tante canzoni napoletane. Fin dal Settecento a Napoli si afferma una variante al caffè turco (o alla turca): invece di cuocere la polvere dei chicchi macinati, come si fa ancora oggi in Turchia e Nord Africa, stemperandola in acqua in un bricco di rame poggiato su braci o sabbia calda, si diffonde la cottura napoletana.

La nascita dell’espresso

Nel 1902, a Milano, si ha la nascita dell’espresso inventato dall’ingegner Luigi Bezzera. Il nome è intuitivo. Un caffè espresso va preparato al momento e gustato subito in tazzina. Puro piacere! La moka, invece, viene messa a punto dall’imprenditore Alfonso Bialetti nel 1933. L’acqua portata a ebollizione sale dal basso.

Ma quanti caffè si possono bere al giorno, e perché consumarlo?

Secondo uno studio pubblicato sul “New England Journal of Medicine“, validato anche dalla Fondazione Veronesi, si possono bere fino a 4-5 tazzine di caffè al giorno se si è in di buona salute ed escludendo alcune fasi della vita della donna quali gravidanza ed allattamento. Questa bevanda è ricca di antiossidanti e, oltre che stimolare il sistema nervoso centrale, tiene sotto controllo i livelli di colesterolo (totale e Ldl) nel sangue e non danneggia la salute del nostro cuore. Il consumo di caffè (con e senza caffeina) sembra allontanare anche altre malattie croniche quali il diabete di tipo 2 e non ci sono correlazioni con l’insorgenza di tumori. 

Il caffè alleato di chi vuole perdere peso

Il caffè è un ottimo alleato se si vuole perdere peso. Soprattutto per merito del suo contenuto di caffeina. Facilita il processo attraverso il quale l’organismo brucia energia sotto forma di calore. Le tanto desiderate tazzine contribuiscono ad attivare il metabolismo e ci fanno dimagrire. E non dimentichiamo l’azione diuretica del caffè che fa da supporto per chi soffre ritenzione idrica, mentre l’effetto anoressizzante (ovvero di riduzione dell’appetito) potrebbe essere utilizzato anche per contenere gli attacchi di fame nervosa. E chi volesse saperne di più, può leggere il glossario essenziale per conoscere questa bevanda redatto da Gambero Rosso!

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