Festa dei nonni, la cucina del cuore

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Scopri perché la festa dei nonni celebra l’amore!

In occasione della Festa dei nonni che si festeggia oggi abbiamo voluto ripercorrere un itinerario gastronomico all’insegna dell’amore. E poi del sostegno, della benevolenza e del legame che c’è tra questi patrimoni dell’umanità e i loro nipoti.

 

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Non si contano, e non solo nella festa dei nonni, ricordi ed aneddoti che sono legati ai nonni e nonne! Sono loro ad averci viziato, con coccole e consigli, come solo loro potevano fare. Ci hanno rimpinzato di cibo, goloso e abbondante e noi non potevamo dire mai no! Preparavano dal nulla piatti saporitissimi, usando ciò che avevano in dispensa. La nostra, poi, era la prima porzione. Sempre e comunque. La loro esperienza, i loro errori, i loro successi li conosciamo come le nostre tasche. Nessuno, del resto, può sottrarci il bagaglio emotivo unico che ci hanno regalato. La fortuna, poi, è che resta indelebile nella nostra anima anche se non sono più fisicamente con noi!

 

I nonni, si sa, hanno sempre stampato sul viso un sorriso pieno d’amore e le loro sono parole ogni volta incoraggianti. Ci hanno insegnato buona parte delle cose che sappiamo. Noi, gelosi custodi del loro sapere, conserviamo nel nostro cuore tutte le lezioni che, consapevolmente o meno, hanno avuto il coraggio di lasciarci. In particolar mondo in cucina, la loro conoscenza e le loro abitudini sono scolpite nella nostra memoria.

 

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Ci vantiamo con chiunque di ricordare i passaggi di un piatto. E quel segreto che i nonni ci hanno svelato assurge a simbolo imperituro di eternità. Ai nonni, quindi, sebbene il mondo cambi, spetta il compito innato di tramandare. Da bravi angeli custodi, anche sul cibo hanno donato ai nipoti momenti unici, vissuti tra fornelli e tavolo da pranzo, da apparecchiare con cura anche se c’era poco tempo. Con piatti anche a loro insegnati dai rispettivi nonni. Unico vincolo indiscusso, il rispetto, orgogliosissimo, per le tradizioni dei relativi luoghi di provenienza.

 

La cucina dei nonni

Chiunque ha, sarebbe impossibile negarlo, una ricetta del cuore. Che profuma ancora degli odori delle cucine dei nonni. Delle mani sapienti che impastavano fino a tarda sera pur di sfamarci tutti. Di quei gesti che ognuno ripete anche inconsapevolmente e fanno parte di sé. C’è chi non riesce a rinunciare ad uno squisito piatto di pasta e lo assapora solo a pronunciarne il nome. Altri che mangerebbero ancora oggi quei mitici panini strapieno di ogni bendidio della merenda. Nessuno dire no ad una lussuriosa polpetta nel sugo o a quelle torte che facevano rinunciare addirittura alle marachelle più impertinenti pur di ottenerne un boccone.

 

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Le ricette dei nonni

Tra i ricordi gastronomici legati ai nonni, insomma, non c’è limite davvero. Cominciamo dalle immancabili frittate, economiche e facili da preparare. A me sono rimaste nel cuore la frittata di maccheroni, quella di cipolle o di patate, e comunque il ricordo che le uova (anche solo all’occhio di bue) erano nutrienti ma i mille e uno motivi per non esagerare. Eccezione consentita era la carbonara, di solito gettonata se si era in tanti e qualcuno veniva arruolato a tavola all’ultimo minuto. Se stavamo male, invece, sera d’obbligo restare leggere e forzarci a mangiare anche un semplice passato di verdure allo stesso posto dei tagliolini in brodo, per secondo il merluzzo, il pollo serviti in una miriade di ricette (su tutte le crocchette) o una salutare torta di broccoli.

 

Decidevano poi di prenderci per la gola. Scattavano la cotoletta o le polpette al sugo che sono tra i comfort food più gustosi in assoluto, i carciofi imbuttunati e le crepes ripiene o quelle miele, zucca e formaggio. Ancora, ci propinavano la pasta al gratin, le pizzelle di cavolfiori e qualche sera, specialmente nel fine settimana, la pizza margherita col bicchiere ci Coca-cola di premio ai più meritevoli.

 

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Durante la settimana se vi aveva poco tempo a disposizione, erano di scena le orecchiette con cime di rapa o il pesto. La scelta era declinata tra quello napoletano, la variante basilico e pomodorini, al massimo quella con i pomodorini secchi o alla genovese. Di domenica, in particolare, il must era ragù che pippiava almeno dal giorno prima, i cavatelli col ragù di maiale e una moltitudine di dolci. Dalle zeppole ai dolci vari per la festa del papà, da quelli per l’Immacolata alle classiche zeppoline dell’8 dicembre, dagli immancabili struffoli di Natale alla pastiera, minestra e tortano se era Pasqua alle infinite torte.

 

Su tutte, letteralmente squisite restano quella caprese, la classica con le mele annurche, quella crema e amarene o la gustossisima fatta di carote. A Carnevale c’era l’imbarazzo della scelta tra i piatti della tradizione e i tantissimi dolci tipici e leccornie che si tenevano serrati in credenza. Per chi come me è di Salerno, il 21 settembre e nei giorni successivi era tradizione preparare la meveza ‘mbuttunata e l’intero menù per il santo patrono. Una delizia!

 

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